TIPS&CHIPS | Online la guida per disegnatori scaricabile gratuitamente

“Il chiaroscuro può essere concepito come la dinamica nella musica”

da “Tips&Chips. Consigli gustosi per disegnatori golosi, pag. 18, par. 5 – Coloratura e tratteggio”.

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Questo e altri consigli gustosi sono contenuti nella speciale guida che abbiamo preparato per voi. Pratica, leggera, responsive, gratuita. Consultala facilmente su tutti i device come computer, tablet e smartphone. Portala con te ovunque questa estate, e non perderai un giorno per migliorare la tua tecnica!

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Buona lettura!

C’è matita e matita

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Scultura su matita dell’artista Jasenko Đorđević

Pubblichiamo volentieri un estratto dal libro di Sandro Baroni, “Copie e falsi nel disegno” – Antea Edizioni -, sullo strumento per eccellenza del disegno, che sicuramente troverete molto interessante e utile. Buona lettura!

C’è matita e matita.

Non tutti sanno che il termine “matita” è venuto assumendo progressivamente nella lingua italiana un significato assai vasto e in un certo senso anche improprio. Usato in origine per definire indifferentemente varie pietre naturali di colore rosso, nero o anche ocra, tagliate in verghette o bastoncini, come pure mine e pastelli pressati di varia natura, oggi significa prevalentemente il più comune strumento di scrittura e disegno, costituito da un involucro di legno con anima e mina di grafite, che è di uso corrente dal XIX secolo e tipico dell’era moderna.

Il termine deriva da “amatita”, la pietra di composizione più o meno pura, colorata dal minerale di ferro, oggi nota come ematite. Questa lasciava tracce di colore rosso ed era perciò chiamata anche sanguigna. La migliore “amatita” o matita veniva dalla Germania, come ci testimoniano molti scrittori d’arte antichi e pure numerosi trattati tecnici, ma era estratta anche in Italia, in Spagna e un po’ in tutto il bacino del Mediterraneo.

Progressivamente il termine si spostò a designare anche “lapis”, cioè una pietra nera abbastanza comune in Europa con la quale si disegnava su carta, supporti gessati o pergamena. Questa pietra, che oggi molti confondono con la grafite, era già nota a Cennino Cennini:“Ancora per disegnare ho trovato certa pietra nera, che vien dal Piemonte, la quale è tenera pietra e può la aguzzare con il coltellino, ch’ella è tenera e ben negra e puoi ridurla a quella perfezione che ha il carbone. E disegna quando che vuoi.”

Si tratta di una roccia del periodo cretacico di colore nero, molto tenera e adatta al disegno: con terminologia migliore della nostra, gli inglesi la chiamano black chalk, i tedeschi schwarze Kreide e i francesi pierre noire.

Proprio dalla Savoia e dal Piemonte venivano le qualità migliori di questo materiale, che ancora ricorda Vasari come “la pietra nera che vien da’ monti di Francia”. Dall’uso di pietre tenere e colorate appuntite ed usate per disegnare si passò progressivamente, nel corso del Seicento, a matite costruite comprimendo e aggregando polveri di carbone, di pietre o nero fumo in piccoli e maneggevoli  bastoncini rossi o neri che mantennero il nome di matita. Di qui alla soluzione attuale il passo fu breve. Dopo la scoperta e lo sfruttamento delle miniere di grafite nel Cumberland, alla fine del XVI secolo, questo materiale cominciò ad entrare nell’uso corrente, dapprima come pietra appuntita in barrette o stecche, successivamente polverizzata e pressata in mine vere e proprie che si imposero soprattutto per la rapida scorrevolezza sul supporto cartaceo e per il segno perfettamente cancellabile. Con il pieno affermarsi della rivoluzione industriale si svilupparono entrambe le forme in cui possiamo trovare ciò che ancora oggi intendiamo per matita: da una parte lo strumento costituito da un cannello di legno tenero contenente una mina di grafite, oppure il porta mine di varie forme e formati con mine intercambiabili di varia durezza.

Qualunque sia il tipo di matita che voi impieghiate, ricordatevi comunque che, fondamentale operazione, necessaria all’ottenimento di buoni risultati nel disegno, è la preparazione della punta dell’attrezzo. Non sottovalutate questo modesto particolare, solo all’apparenza poco rilevante. Imparando ad usare la matita è necessario sapere come si tempera in modo corretto. Infatti per fare la punta si può usare un temperamatite a rotazione di buona qualità, ma anche, come è uso tra i disegnatori artistici, la lama o il coltellino necessari ad ottenere quella che viene chiamata “punta a lancia”. Procedete praticando un taglio inclinato alla punta della matita, prima da un lato, poi dall’altro, poi dai lati opposti e laterali.

Ottenuta questa “squadratura” proseguite smussando gli spigoli della piramide così ottenuta fino ad ottenere sei facce piane convergenti sulla punta. Fate varie prove su una vecchia matita per raggiungere la pratica e la piena abilità necessarie.