Il gioco serio del creativo

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“L’Homo Ludens vorrà lui stesso trasformare e ricreare questo ambiente e questo mondo secondo i suoi bisogni. L’esplorazione e la creazione dell’ambiente verranno allora a coincidere perché l’Homo Ludens, creando il suo territorio da esplorare, si occuperà di esplorare la propria creazione”.

Constant Nieuwenhhuys

The Big Draw quest’anno ha dedicato al tema del gioco l’intera rassegna che avvicinerà al disegno milioni di persone nel mondo e noi, che promuoviamo l’apprendimento attraverso il gioco non possiamo che essere fieri di farne parte. Il tema è interessante e tocca la creatività molto più da vicino di quanto non si possa immaginare: cerchiamo di scoprire insieme come mai.

Prima di tutto, sappiamo che la fantasia porta con sé una componente ludica che si rivela fondamentale per la creazione: pensiamo ad esempio al brainstorming e all’associazione libera di parole per individuare un testo da scrivere, formare un’idea o definire le linee guida di un nostro progetto. Il processo creativo destrutturato e l’assenza di un reale filo logico nei pensieri abbassa notevolmente il timore del giudizio favorendo lo sviluppo temporaneo di una creatività libera, che si rivela molto utile  ad esempio nel problem solving, quando nelle aziende ci si lancia nella ricerca di soluzioni creative a problemi aziendali. Che giocare sia importante nella creatività ce lo suggeriscono anche l’inglese (play) e il francese (jouer), parole che vengono indistintamente usate anche per definire “suonare” e “recitare”.

Il divertimento non è solo parte fondamentale nella creazione, ma anche via preferenziale che favorisce l’apprendimento, perché ci consente di memorizzare le informazioni attraverso le emozioni piacevoli. Anche Piero Angela, che ricorda di essere stato un pessimo studente a scuola proprio per la noia che subiva, considera il piacere nell’apprendere come una condizione fondamentale nello studio di qualsiasi disciplina.

Basterebbe questo a considerare fondamentale il gioco, ma ci sono altri aspetti che trovo molto importanti e che vorrei considerare in questo articolo.

Secondo Johan Huizinga, autore del celebre – e consigliatissimo – Homo Ludens, il gioco contribuisce alla formazione della società. Il celebre storico e linguista afferma addirittura che il gioco sia un elemento preculturale: significa che ancor prima di aver creato la propria identità e tradizione l’uomo ha giocato e continua a giocare, perché il gioco è un bisogno primario dell’essere umano. E’ forse facile capirne il motivo: perché non è altro che un veicolo di comunicazione istintivo – spesso non verbale – che ci consente di avvicinarci agli altri esplorando il nostro essere individui e collettività. Attraverso il gioco possiamo lasciarci andare esprimendo qualcosa di noi, talvolta con la leggerezza necessaria che non per questo risulti meno seria: secondo il grande storico e linguista, infatti il gioco è una cosa seria che ha delle regole che vengono accettate dai partecipanti – non è un gioco, infatti, quello che vede gli altri coinvolti senza il loro consenso -, avviene in uno spazio limitato e in un tempo definito, che ci fa uscire momentaneamente dallo schema e dalla sovrastruttura per abbracciare nuove regole, nuovi scenari e attraverso questi, nuove possibilità di relazione.

Dunque possiamo solo fare un grande applauso a The Big Draw, che celebra il gioco come strumento di aggregazione e creatività, che unisce persone di età, tradizioni e provenienze diverse all’interno di uno spazio sociale: ricordiamoci di ritagliare sempre un momento da dedicare al gioco, con i bambini e con i grandi che non hanno mai dimenticato i bambini che erano e che anche per questo, sono un po’ artisti.

Buon divertimento!

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