Quand’è che un disegno può dirsi concluso?

John Ruskin, Study of the North Gable of the Tomb of Mastino II della Scala, Verona.

Parte della bravura di un disegnatore consiste anche nel saper riconoscere quando è il momento di posare la matita e dichiarare il disegno concluso. Molti di voi vengono al corso dichiarando questa difficoltà nel non saper comprendere il momento giusto per fermarsi, e ammetto che talvolta devo insistere per sollecitare la chiusura, dal momento che l’accanimento è tra le prime cause che portano il disegno a non piacerci più, nonostante prima lo si consideri ben eseguito.

Prima di tutto, è da considerarsi assolutamente normale una certa difficoltà nel chiudere, principalmente per due motivi: il primo perché, soprattutto quando siamo soddisfatti del risultato, è un piacere rilassarci nel chiaroscuro e nella definizione dei dettagli. In secondo luogo, bisogna ammettere che capire quando un disegno è finito non è semplicissimo, anzi: i primi tempi è davvero difficile, perché ci scontriamo con un’idea forse sedimentata negli anni, ossia che le cose iniziate si finiscono: si finiscono gli studi, i libri da leggere (anche se entrambi non ci piacciono), si finiscono i disegni iniziati.

Nella realtà, questo obiettivo può portarci fuori rotta e sarebbe forse più saggio considerare conclusa ogni cosa che ha compiuto il suo naturale corso, ossia che ha avuto la sua naturale evoluzione. Non è un invito all’inconcludenza, ma al riconoscimento consapevole della fine di un disegno, semplicemente perché lui stesso può autodichiararsi ultimato molto prima di quanto non possiate immaginare. Il punto sta nel coraggio di abbandonare la perfezionistica illusione che debba concludersi soltanto dopo aver attraversato il susseguirsi di una serie di fasi: dalle masse alla linea, per arrivare al chiaroscuro, che nella nostra idea determinano un disegno compiuto.

Vi è mai capitato di sentirvi appagati dal disegno di un volto, anche se non aveva tutti gli elementi definiti? Oppure da un ritratto senza chiaroscuro? Tra il disegnatore e il disegno, esiste una relazione al quale il primo non può sottrarsi, perché il secondo ce la offre spontaneamente, e spesso è lui stesso a suggerirci quando è concluso. Se qualcosa vi dice:”Io lo lascerei così, mi piace così. Funziona.” il mio consiglio è quello di essere consapevoli di questo sentire che sul momento vi appaga e posare la matita: c’è sempre tempo, per tornarci sopra. Inversamente, un disegno sul quale avete insistito dove non c’era bisogno, difficilmente tornerà a quella spontaneità e freschezza, attraverso qualche strategica cancellatura.

È una strategia con pochi rischi, se ci pensate. Sarà la giusta distanza in termini di tempo, a suggerirvi onestamente se impugnare nuovamente la matita, oppure firmare il lavoro e chiudere.

Annunci