L’oscuro visibile

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Dawid Planeta

La creatività diventa spesso una forma di sostegno per chi si trova a fronteggiare difficoltà emotive e può rivelarsi molto utile quando viene usata come canale espressivo per riuscire a dar voce a una forma di sofferenza che spesso non si riesce a spiegare a parole.

L’artista polacco Dawid Planeta ha realizzato una serie di illustrazioni dal titolo Mini people in the Jungle, ambientate in un mondo immaginario dove il protagonista è un uomo piccolissimo a diretto confronto con le sue paure, difficoltà e debolezze. Queste  inquietudini si presentano davanti a lui come animali giganti dagli occhi luminosi, massi insormontabili che sorvegliano silenziosi e vigili, senza perdere la fissità del loro sguardo, che tuttavia resta inafferrabile.

Noi di 24H Drawing Lab abbiamo trovato nel mistero, nell’inquietudine e nel silenzio delle illustrazioni di Planeta una grande delicatezza e vi invitiamo a conoscere meglio il suo lavoro qui: https://www.instagram.com/minipeopleinthejungle/

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Come conciliare il disegno con un lavoro a tempo pieno?

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Foto: Disegni di Gaia Alari – @gaia.alari

Disegnare, spesso richiede tempo: sia per esercitarsi e incrementare i risultati, ma anche per portare le nostre soddisfazioni creative da un buon corniciaio che – nei giorni lavorativi – possa occuparsi di dare alle nostre opere la giusta destinazione. Serve tempo per andare nei musei o all’orto botanico e disegnare dal vivo ciò che amiamo, facendo quello che i nostri grandi maestri hanno fatto prima di noi.

Quello del tempo, è un problema per molti appassionati di disegno che abbiamo affrontato anche in passato, perché non è mai sufficiente o le nostre energie residue sono davvero poche per poter essere dedicate per bene alla nostra passione, così il rischio è quello di di sentirsi molto frustrati, tanto da scegliere più spesso la rinuncia all’investimento (“Se devo farlo male, non lo faccio proprio.”).

Intanto, mi sento di dirvi che poco tempo è meglio di niente e che possiamo riuscire ad ottenere buoni risultati con le risorse che abbiamo, anche se ci sembrano davvero esigue al momento: tutto sommato disegnare è qualcosa che ci fa stare bene, dunque al pari dello sport, non trovate che il benessere sia fondamentale affinché ogni altra sfera della nostra vita funzioni un po’ meglio?

Di seguito affronteremo qualche punto per conciliare al meglio la vostra passione con gli impegni quotidiani, con la speranza che possano migliorarvi la situazione.

Cambiate mentalità. E’ come mettersi a dieta: un conto è pensarlo e un conto è sentire che è la cosa giusta da fare. Ci piace disegnare anche perché ci fa stare bene, dunque è importante stabilire con noi stessi che riservare al nostro benessere la giusta importanza è un gesto d’amore nei nostri confronti e che non c’è nulla di male, in questo. Sappiamo molto bene che non influirà negativamente sulla nostra prestazione lavorativa, perché il nostro scopo è far funzionare le due cose insieme. Detto questo,

Trovate il tempo. Oggi possiamo essere raggiunti in ogni dove e in qualsiasi momento, dunque spegnete il telefono: è davvero l’unico modo per far si che il lavoro non vi raggiunga, e se avete un telefono aziendale è molto meglio da gestire. Oppure abbandonate il centro commerciale per disegnare in famiglia, così potrete trascorrere del tempo di qualità tutti insieme e magari riuscire a carpire meglio le inclinazioni dei vostri figli. O magari potete trovare una comunità di disegnatori come voi e dedicarvi una sera la settimana, come il calcetto, dove ognuno di voi porta una torta e una bella tisana e si passa la serata a disegnare tutti insieme: è un ottimo modo per dedicare alla vostra passione un tempo determinato, dove nell’arco di quelle ore non fate altro che disegnare. Ad esempio se frequentate 24H Drawing Lab potete tornare gratuitamente ogni volta che volete: noi ci incontriamo una volta o due al mese e siete tutti i benvenuti. Dunque già esiste una piccola congrega di gente come voi, non trovate?

Lavorate su piccoli formati. Non è necessario strafare con disegni grandi, soprattutto se oltre al tempo, a mancarvi è uno spazio da dedicare interamente al disegno come un garage, una mansarda o uno studio in casa. Il pregio del piccolo formato è che occupa poco spazio, va benissimo un tavolino o la scrivania e potete anche impiegare poco tempo per iniziare e finire un lavoro. Ricordate che i capolavori di Vermeer erano spesso di formato ridotto, e di grande impatto emotivo.

Tenete una borsa sempre in macchina. E’ un’idea super pratica, perché dentro la borsa potete tenere un doppio di tutto ciò che vi serve ed averlo sempre pronto all’uso mentre le altre cose sono a casa, come l’astuccio portamatite completo di gomma pane, grafite acquerellabile, matite morbide, carboncini e chi più me ha più ne metta. Ma anche un camice da lavoro per non sporcarsi, un album da disegno in formato A4, magari a spirale e con copertina rigida, così vi faciliterà la vita se disegnerete all’aperto. Su questo siete voi ad avere l’ultima parola, perché soltanto voi potete sapere quale strumento è davvero irrinunciabile, per liberare il vostro processo creativo. L’importante è strutturare la vostra borsa in modo pratico, smart: ogni cosa può avere più funzioni (con una grafite acquerellabile potete disegnare e dipingere e con una sola matita 8B potete fare un intero ritratto) per fare in modo che non vi manchi davvero nulla. Gli stessi strumenti e il resto, è a casa vostra, per quando vorrete lavorare lì. Mi raccomando, la vostra borsa deve contenere una specie di duplicato di ciò che vi serve e che avete a casa: non entrate per nessun motivo al mondo nel vortice di non sapere esattamente cosa avete in borsa e cosa avete a casa, altrimenti può rivelarsi davvero scoraggiante.

Puntate alla qualità, non alla quantità. Come spesso accade, meglio pochi e ben fatti. In Accademia cento disegni fatti male non servivano a passare un esame, inversamente, dieci ottimi disegni potevano fare una lode. Non precipitatevi alla scrivania tutte le sere se non avete nulla da disegnare, perché non dobbiamo vincere nessun premio fedeltà. Disegnate quando avete davvero voglia: se seguite questo consiglio, vi sorprenderete nel constatare quanto ci vuole poco a realizzare un buon lavoro, quando si ha voglia di farlo.

Fotografate i vostri lavori. Avrete così un archivio digitalizzato da tenere sempre con voi per mostrare le vostre soddisfazioni agli amici, o più semplicemente per sentirvi meglio nel constatare che nonostante il poco tempo a disposizione vi siete dati modo di realizzare dei buoni lavori. Soprattutto quando a lavoro sono davvero momenti infuocati, e il nostro cavalletto da disegno sembra un’isola lontana e irraggiungibile.

Non abbiate aspettative irrealistiche. Fissare gli obiettivi giusti è il modo migliore per sentirsi soddisfatti di sé ed andare avanti per gradi. Se la vostra professione vi occupa molto tempo, è inutile pensare di lavorare su disegni la cui esecuzione dovrebbe superare in numero di ore quelle che passate a lavorare, perché è il modo migliore per non sentirsi mai soddisfatti di sé. Fate una lista realistica delle vostre aspettative, a breve e lungo raggio: sarà bello spuntarle di volta in volta, una volta realizzate.

Che altro aggiungere… mettetevi all’opera, no? 🙂

Un “figurinaio fiorentino”, per il burattino più monello del mondo.

… dovette, curvo sul suo piccolo tavolo (forse d’inverno con lo scaldino fra le gambe), farne molte di queste figurine per vivere in una decorosa povertà.”

Piero Bernardini, Guardare le figure. Gli illustratori italiani dei libri per l’infanzia, 1972.

 

Qualche settimana fa, quando eravamo ancora sotto le festività natalizie e complice il freddo, ne abbiamo approfittato per vedere qualche film dal sapore un po’ vintage, così ci siamo imbattuti nella celebre serie “Pinocchio”, con l’indimenticabile Nino Manfredi nel ruolo di Geppetto e il piccolo (oggi adulto) Andrea Balestri nei panni del famoso burattino di Collodi. Era il 1972, quando questo famoso sceneggiato televisivo riuniva le famiglie italiane davanti alla televisione.

 

 

Non serve essere appassionati di disegno per restare colpiti dalla sigla iniziale e se vi sentite nostalgici, potete rivederla in fondo all’articolo. Sulle note dolcissime del compositore Fiorenzo Carpi, infatti, scorrono delle illustrazioni a metà strada tra realtà e fantasia che, non senza un velo di inquietudine ci offrono un salto indietro nel tempo, ancora più lontano degli anni ’70.

Per collocare questi disegni dandogli una data di nascita, dobbiamo infatti tornare all’inizio del secolo e con un po’ di attenzione, nella sigla potete già intravedere la firma del suo creatore.

Chi è l’autore di questi disegni?

Un illustratore autodidatta. Carlo Chiostri, “figurinaio fiorentino” secondo Antonio Faeti, nasce a Firenze nel 1863 ed è stato tra i primi ad illustrare la saga del burattino più monello del mondo, nel 1901. Ha eseguito le tavole per “Le Avventure di Pinocchio” a penna e acquerello e in un secondo momento le ha incise su legno. I suoi disegni ci arricchiscono di un innato sapore nordico, di una fiaba che narra di elfi e di fate, sapientemente riadattata al gusto nostrano. Fu impegnato come illustratore anche per lo scrittore e giornalista Vamba, lavorando per lui al settimanale per bambini “Il Giornalino della Domenica”, periodico chiuso definitivamente nel 1927 dopo circa vent’anni di vita.

Chiostri, che ha sapientemente illustrato le parole di grandi autori (oltre Collodi e Vamba, anche Victor Hugo e Emilio Salgari), aiutandoci con le immagini a vedere un’epoca tutta italiana attraverso la metafora arte, artista dal temperamento legato ad un’antica maestria di alto livello, quella del saper fare, oggi è quasi ignorato dal web, ad esclusione di qualche sito cultore della celebre fiaba collodiana.

Se siete interessati a conoscerlo meglio, ecco per voi una breve bibliografia su carta:

  • Tiziano Loschi, Documentazione. Dal figurinaio al cartoonist in Almanacco italiano 1975, volume LXXV. Firenze, Giunti-Marzocco, 1974.
  • Antonio Faeti, Guardare le figure. Gli illustratori italiani dei libri per l’infanzia, Torino, Einaudi, 1972, (nuova edizione, Roma, Donzelli, 2011)
  • C’era una volta un mago. Carlo Chiostri, a cura di Paola Pallottino, introduzione di Antonio Faeti, Bologna, Cappelli editore, 1979
  • Paola Pallottino, Storia dell’illustrazione italiana. Cinque secoli di immagini riprodotte, nuova edizione, Firenze, Usher Arte, 2010
  • Valentino Baldacci, Andrea Rauch, Pinocchio e la sua immagine, Firenze, Giunti, 1981 (nuova edizione 2006)

L’errore utile, l’errore divino

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Foto dal workshop di novembre – Archivio Fotografico 24H Drawing Lab 

Apriamo questo post con una buona notizia, ossia che nel disegno non esistono veri e propri errori, quanto piuttosto “aggiustamenti di tiro”: ogni cosa, infatti è in relazione costante all’altra e va da sé che aggiungendo elementi al disegno, potremmo aver bisogno di riequilibrare il tutto in un secondo momento, magari cancellando o aggiungendo, oppure spostando qualcosa, perché ciò che conta è, come diceva Policleto, l’armonia tra le parti, ed ogni cosa nel disegno si sposta e si muove sempre proporzionalmente al tutto.

Prima di addentrarci in questo post voglio anche rassicurarvi sul fatto che nel disegno, come del resto nella vita, esistono errori trascurabili ed errori sui quali è meglio intervenire. Detto questo, dal momento che l’errore ha da sempre avuto un’accezione perlopiù negativa, la domanda è: esiste nel disegno un errore che può esserci utile?

Nel disegno, possiamo volgere un errore in nostro favore?

Ho preso in considerazione i primi tre principi che mi sono venuti in mente, un po’ casuali in effetti, che possono aiutarci a fare di vizio una virtù, abbassando notevolmente il carico di ansia che può circondare la paura di sbagliare. Vediamoli:

La casualità. Bisogna ammettere che certi miracoli avvengono proprio per caso. Nel disegno succede quando ci rendiamo conto che qualcosa di totalmente inatteso ha preso una forma interessante per pura casualità. C’è chi considera errore qualcosa che semplicemente non è andato secondo le sue aspettative ed è disposto a cancellare un buon risultato inseguendo l’idea originale. Invece mostrarci flessibili davanti a un disegno è una cosa che può arricchirci moltissimo e farci ottenere davvero risultati migliori: nel momento in cui stabiliamo che qualcosa sviluppatosi per caso ci piace e decidiamo di lasciarlo, quell’elemento non è più casuale, perché frutto di una scelta deliberata da parte nostra di lasciarlo così com’è, perché funziona. E sebbene il suo arrivo sia stata una fatalità, l’averlo riconosciuto non lo è affatto.

La visibilità. La prima cosa che generalmente si fa in presenza di un errore è quella di prendere subito la gomma da cancellare. Invece sarebbe utile, ogni tanto, limitare le cancellature lasciando l’errore visibile: questo ci consente di non correre il rischio di replicarlo, per aggiustare il tiro in maniera più decisa, sicura e soprattutto attendibile. In un secondo momento, possiamo anche decidere di lasciare quell’errore visibile, se (vedi sopra) conserva un discreto fascino. Una serie di disegni che ho realizzato nel 2016 era proprio dedicata al fascino dell’errore lasciato visibile e si chiamava “Il Divin Danno”. Nel disegno, il Divin Danno è tutto quel bagaglio di sofferenza che ha portato un’opera ad essere ciò che è. L’imperfezione, ed è un vecchio discorso, non ci rende affatto meno belli, nonostante si cerchi di insegnarci il contrario. Non trovate?

L’economia. Nel disegno, una strategia utile in presenza di un errore è quella di cancellare in economia. Non significa risparmiare sulla gomma, ma scegliere cosa ci costa meno modificare. Ebbene si: non è barare, ma ponderare. Il rischio è quello di accanirsi prima e frustrarsi poi, per aver abbandonato qualcosa di buono in funzione di un risultato di cui non siamo convinti e infine abbandonare l’impresa per un eccesso di delusione. Dunque ricordate di lasciar andare solo ciò che vi costa meno abbandonare.

Non tutti gli errori nel disegno vengono per nuocere, quindi, e quando arrivano possiamo sempre trovare un modo per volgerli in nostro favore: col tempo impareremo dai nostri errori a sbagliare meglio.

 

Buon anno dal Drawing Lab!

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A tutti i nostri followers e appassionati di disegno, a tutti quelli che stanno ancora cercando una strada creativa e a quelli che l’hanno già trovata… Insomma, a tutti voi che ci seguite auguriamo un anno fantastico e un Buon 2018: perché sia creativo, colorato e costellato di felicità!

24H Drawing Lab

DISEGNATI … PER LE FESTE!

Tempo di feste… E tempo di giochi da tavolo! Abbiamo individuato per voi i migliori party-game contenenti le più improbabili, divertenti e competitive prove di disegno, per trascorrere il tempo con la famiglia e gli amici in allegria!

Il primo della lista non può non essere…

PICTONARY

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Gioco di società per disegnatori incalliti, top della categoria per i giochi con aree creative. E più in generale, è il gioco preferito da chi ama condividere il tempo in famiglia o tra amici! Ideato nel lontano 1985, ha divertito (e continua a divertire) generazioni di appassionati di giochi da tavolo. Lo scopo del gioco è semplicissimo: si gioca a squadre, e ogni squadra deve indovinare la parola o la frase scritta su una carta da gioco, grazie all’abilità dell’artista di turno. Può causare risate irrefrenabili, giocare responsabilmente 🙂

VISUAL GAME

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Pubblicato nel 1988, lo scopo di questo gioco di società è semplicissimo: far indovinare ai propri compagni di squadra un soggetto… Disegnandolo! Il successo di questo gioco deriva dal fatto che per vincere non basta la fortuna, ma al tempo stesso non è affatto necessario essere dotati di grande talento nel disegnare. Insomma, un territorio assolutamente accogliente anche per chi non ha ancora frequentato 24H Drawing Lab 🙂

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Tra i giochi più recenti pubblicati, risalente al 1998, e di certo tra i più appassionanti. Anche qui si gioca a squadre, ci sono 4 diverse categorie e a seconda del colore della mossa in tabellone i giocatori dovranno azzeccare la parola sulla carta. Non è un gioco propriamente legato al disegno, ma quando capita di doversi cimentare nelle abilità artistiche, l’ironia alla tavola cresce! Nella categoria artistica sapientemente intitolata MICIOLANGELO, troverete anche delle prove di scultura, con una pasta modellabile viola chiamata pasta cranium utile a modellare i soggetti delle vostre carte in attesa che i vostri compagni di squadra capiscano il vostro operato! $_57

SCARABOCCHIO

Per i più piccini… Ma anche per i genitori visto che non ci sono limiti di età! Anche stavolta si deve riuscire a disegnare in un tempo limitato un soggetto da far indovinare ai nostri compagni di squadra… Ma la difficoltà dove sta? L’artista di turno dovrà indossare degli occhialoni buffi che non solo provocheranno la risata generale, ma che servono a ridurre le sue possibilità visive disegnando un po’ a casaccio…  Figuriamoci che disegni vengono fuori!

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Insomma… Se hai scelto di trascorrere Capodanno in casa tra amici puoi sorprendere tutti portando con te uno di questi divertentissimi giochi… Che tu sappia disegnare o no, non conta. Quello che conta è quella magia dinamica e ironica che il disegno è in grado di instaurare tra tutti i concorrenti!

Buon divertimento!

E tutta la carta, che fine fa?

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Riciclaggio carta | Archivio fotografico 24H Drawing Lab

Modestamente di errori al Drawing Lab se ne vedono ben pochi, soprattutto perché come diciamo sempre, nel disegno non esistono errori quanto piuttosto “aggiustamenti di tiro” (ci piace vincere facile!).

Ma se dovessero esserci dei fogli da buttare, che fine fanno?

24H Drawing Lab ricicla sempre la carta che usa: in questa foto potete vedere il nostro processo di lavorazione affinché ogni foglio possa prendere nuova vita ed essere usato ancora: la nostra carta viene lavorata e riciclata interamente a mano per essere utilizzata in diversi modi che non comprendono esclusivamente il disegno.

Per noi che amiamo l’ambiente, tanto quanto odiamo gli sprechi, optare per una scelta green è stato un salto di qualità. Quindi non temete l’errore, perché al Drawing Lab nessun foglio andrà sprecato… 😉

Disegnare una cosa, significa immaginarla?

 

 

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Foto: it.opitec.com

Parigi, École nationale supérieure des Arts Décoratifs, ottobre 2004

Professore:“Potete disegnarmi una molletta a memoria per favore?”

(Segue silenzio…)

Con questa bislacca richiesta del mio professore di disegno, nel lontano ottobre 2004 ebbi una delle illuminazioni più illuminanti di tutte le illuminazioni che avrei mai pensato di avere. Vediamo perché.

Rispondo con questo post a una delle vostre domande che sicuramente aiuterà molti di voi a chiarificare un po’ un concetto assai vasto nel disegno, e non sempre di facile comprensione. Partiamo dal presupposto che la storia del disegno è piena di immaginazione, certo può sembrare un’inutile tautologia, ma da Walt Disney a Andrew Loomis, agli illustratori in generale per arrivare ai disegni sui sogni di Fellini, gli artisti si sono da sempre serviti della propria immaginazione, propulsore fondamentale della creatività. Pensiamo anche ai Surrealisti, a Salvador Dalì, Max Ernst o Magritte: sicuramente l’immaginazione gioca un ruolo fondamentale per ogni artista, perché diventa la scintilla che accende l’idea. E non parliamo di chi si serviva di qualche aiutino psicotropo, con l’obiettivo di andare a briglia sciolta.

Immaginazione e disegno vanno di pari passo, quindi, tuttavia non è sempre così soprattutto per quel che riguarda il disegno dal vero, dove “immaginare” può segnare la differenza tra un disegno ben eseguito e uno sul quale dover intervenire.

Che cosa significa “immaginazione?”

Secondo la definizione che ci fornisce la Treccani, l’immaginazione è una “particolare forma di pensiero, che non segue regole fisse, né legami logici […] La facoltà di formare le immagini, di elaborarle, svilupparle e anche deformarle.”

Questa facoltà di formare le immagini può farsi controversa nel momento in cui, davanti a un disegno dal vero che voglio riprodurre in maniera realistica, non faccio esclusivamente riferimento alle informazioni che ho davanti ai miei occhi, ossia tutto ciò che è necessario che io veda, ma inizio a lavorare di fantasia immaginando (inconsapevolmente) proporzioni, forme e linee, senza che queste abbiano un riscontro attendibile con la realtà. Me ne accorgo nel momento in cui è più il tempo che passo a guardare il foglio, che non il soggetto che ho di fronte.

Se da una parte l’immaginazione fervida è prerogativa dei grandi artisti, sono del parere che ogni cosa sia relativa e se al posto di disegnare ciò che vedo io disegno ciò che immagino davanti a un disegno figurativo significa che non sto vedendo le cose come sono realmente. Questo affligge soprattutto i disegnatori in erba, ossia quando hanno più difficoltà a credere a ciò che vedono: si tratta in realtà di stabilire una scrematura tra ciò che vedo e ciò che credo di vedere.

Non è solo nel disegno, che conoscendo troppo bene qualcosa, possiamo inciampare nel rischio di non vederla realmente per com’è e questo significa che dobbiamo necessariamente tenere presente delle coordinate fondamentali non solo quando abbiamo il soggetto davanti, ma anche se non ce l’abbiamo. Il mio insegnante di disegno, in quel lontano e freddissimo ottobre parigino in cui chiese a tutti di disegnare una molletta a memoria, ci stava insegnando a tenere presente non solo la forma da un punto di vista visivo, ma la funzione che ha una molletta. E’ poca cosa, infatti, una molletta ben disegnata, se nel mondo del disegno non possiamo usarla per stendere i panni. Se tengo a mente oltre alla forma anche la funzione di un oggetto, che in anatomia può essere ad esempio la funzione di un muscolo, non avrò difficoltà a disegnarlo, perché non lavorerò di fantasia ma seguirò delle coordinate imprescindibili perché il disegno sia attendibile.

Allora non importa se le mollette vere che ho a casa sono diverse da quella che ho disegnato perché quella, nel mondo del disegno, funzionerà.

FOTO DAL CORSO DI DICEMBRE… E PROSSIME DATE!

newsletter dicembre 2017
Ciao!
Abbiamo chiuso in bellezza il nostro corso prefestivo: in pochi giorni altre persone hanno scoperto il mondo del disegno e sono pronte a camminare senza paura tra le vie straordinarie del sogno che hanno sempre voluto percorrere.
Se anche tu vuoi iniziare l’anno alla grande imparando a fare qualcosa che hai sempre desiderato, iscriviti al corso di disegno più sghinderleo del pianeta: 24H Drawing Lab.
Prossime date

Roma, 12-13-14 Gennaio 2018
Roma, 17-18/24-25 Febbraio 2018 (2 weekend)

Info e iscrizioni: s.spizzichino@gmail.com – 338 49 15 242
Un corso di disegno molto speciale
24H Drawing Lab è l’unico corso in Italia che ti consente di imparare a disegnare in soli tre giorni anche se parti da zero o pensi di non avere talento, al costo migliore sul mercato. Un corso intensivo per chi non ha alcuna preparazione tecnica e vuole incrementare le proprie capacità in poco tempo, o per esperti che vogliono approfondire metodi innovativi legati alla percezione visiva. Basato sul Metodo Edwards, aiuta a naturalizzare il disegnare come si è naturalizzata la guida o la lettura. Dura 24 ore, ha un costo di 160,00 euro e inizia e finisce in un weekend di tre giorni (venerdì, sabato e domenica), oppure in due weekend di quattro giorni (sabato e domenica).

Il materiale viene interamente fornito e resta dello studente a fine corso. Inoltre, gratuitamente e in base alla disponibilità dei posti si può partecipare ai corsi successivi per disegnare in compagnia e continuare a esercitarsi.

Previste agevolazioni e sconti per gruppi, convenzioni con B&B per chi viene da fuori Roma e corsi individuali. Ideale anche per bambini dai nove anni in su.
 
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Decorated Christmas tree closeup
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