I momenti “NO” del disegnatore. Riconoscerli e affrontarli (senza stress)

Erano mesi di grande entusiasmo, ad esempio quando abbiamo regalato quel disegno a nostra cugina abbiamo visto in lei la gioia negli occhi, oppure quando abbiamo deciso di comprare un nuovo set da disegno e l’abbiamo visto consumarsi nel giro di poco. Tutto faceva pensare che mai avremmo potuto entrare in crisi, o che potesse nascere in noi una sorta di rifiuto del disegno eppure eccolo lì, affacciarsi alla porta per guardarci con fare minaccioso e noi lì, a chiederci come sia stato possibile.

E’ il momento in cui ci mettiamo più in discussione, dove non riusciamo a trovare stimoli sufficienti per ritagliarci il tempo necessario oppure a rinunciare a qualcosa pur di dedicarci il tempo di disegnare. Quello che osserviamo, non ci affascina più al punto tale da studiarlo approfonditamente attraverso il disegno e niente sembra essere un soggetto interessante. Quei disegni in coda, che ci hanno chiesto due o tre amici, il regalo di compleanno per la nonna, è tutto in pausa. E’ un momento particolare dove ci facciamo delle domande e quasi arriviamo a pensare che questa voglia di disegnare, non ci tornerà più.

Non è così, siete solo in blocco.

Lucio Battisti cantava “quando cade la tristezza in fondo al cuore, come la neve, non fa rumore.”. Magari un blocco avvisasse quando arriva! Almeno correremmo ai ripari, ad esempio mettendo via il cavalletto sul nostro tavolo, o i fogli da disegno, bianchi un giorno dopo l’altro, quasi a giudicarci perché stanno lì a raccogliere soltanto polvere. Almeno sarebbe tutto più sopportabile, invece dobbiamo confrontarci con questo nostro stato d’animo che ci allontana dal disegno, ossia da qualcosa che ci è sempre piaciuto fare.

Voglio tranquillizzarvi, perché il blocco è una condizione assolutamente fisiologica e come sicuramente saprete, non riguarda solo i disegnatori, ma gli scrittori o chiunque abbia a che fare con un’attività creativa. La nostra mente, infatti, non è sempre predisposta alla creatività: ci sono alcune situazioni della vita che ci chiedono di essere performanti o di stare coi piedi per terra e in quel momento la nostra mente è occupata a processare informazioni utili ad altri scopi. Ricordo che mi colpì in un documentario visto tempo fa una dichiarazione che lasciò la fotografa Tina Modotti, che confessò che la vita la impegnava troppo perché in quel momento potesse restare tempo da dedicare all’arte.

Quando uso il termine “fisiologico”, intendo dire che l’unica via per uscirne è passarci attraverso, come diceva Robert Frost, e che non c’è niente che non va. Come la febbre, bisogna solo aspettare che faccia il suo corso, e magari prendere qualcosa per stare meglio nel frattempo.

Come possiamo aiutarci?

C’è un tempo per seminare e un tempo per raccogliere, così come c’è un tempo per il sapere e un tempo per disegnare. Se non vi va di disegnare non prendetela come una forma di alto tradimento, ma stimolate la vostra fantasia comprando qualche libro (non esclusivamente legato al disegno) che possa mettervi di fronte a scenari nuovi. Fate un viaggio, andate al cinema, o magari con qualche amico guardatevi un film sui geni dell’arte: cambiate qualcosa della vostra routine ma non pensate esclusivamente al disegno. Come diceva Pessoa, “ogni cosa a suo tempo, ha il suo tempo”. Chiedetevi se magari gli ultimi tentativi creativi non sono stati particolarmente frustranti da farvi temporaneamente disamorare (e se non siete forse troppo severi con voi stessi). Chiedetevi se forse è il momento di provare tecniche nuove (o di incontrare persone nuove!). E non dimenticate che se siete tra i fortunati che hanno già frequentato il Drawing Lab, potete tornare a trovarci gratuitamente per disegnare in compagnia e magari trovare da noi gli stimoli che non riuscite a trovare fuori. Sapete dove trovarci.

Ci sono molte cose che possono farvi tornare la voglia di disegnare, vi ho sfoggiato tutta una serie di consigli per farvici passare un po’ attraverso, ma la cosa importante che voglio dirvi, è che nessuno vi corre dietro e non necessariamente dobbiamo auto infliggerci la tortura della prestazione. Dunque come spesso dico al corso: la musica è tale anche perché esistono le pause, altrimenti sarebbe solo suono. Sono le pause che garantiscono una buona armonia, non sottovalutate l’importanza e il potere rigenerante del riposo.

Buona pausa disegnatori 😉

 

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LE CAUSE DEL BLOCCO CREATIVO

Qualcuno di voi è arrivato fino a qui attraverso questa interessante chiave di ricerca.

A volte capita di sentirsi demotivati o bloccati a iniziare un progetto creativo, o magari la voglia di fare c’è, senza che il nostro corpo faccia la benché minima fatica di andare a prendere neanche l’album da disegno. Spesso capita, anche in chi ha frequentato 24H Drawing Lab, di passare un determinato periodo di tempo senza particolare ispirazione.

Da artista, avendo subito in maniera più o meno passiva nel corso del mio lavoro numerosissimi blocchi creativi, mi sono resa conto che è qualcosa di assolutamente fisiologico. Dunque prima di tutto consiglierei a chi in questo momento sta affrontando un periodo di “pausa creativa”, di far pace con questa. Accanirsi, infatti, potrebbe essere addirittura controproducente.

Analizziamo ora le possibili cause: credo dipenda molto da come si usa il disegno o la creativitá in generale, dallo scopo che ne facciamo. Ad esempio, io ho bisogno di sentirmi bene per poter lavorare, questo come regola generale, perché per me l’arte è una forma reale di lavoro, e quando sono knock out per qualche motivo, diventa difficile concentrarmi, così la pausa sorge in via del tutto spontanea. Parlo naturalmente di questioni salienti, determinanti nella vita, al punto tale da spostare altrove la  concentrazione. Questo perché di base, mi servo del linguaggio artistico per comunicare con gli altri, e quando sono concentrata su di me diventa logisticamente una cosa complicata da fare. In più, un pensiero sequestrante, di qualunque genere esso sia, certamente non favorisce la riflessone creativa, che – parlo sempre per me – spesso si presenta dopo spontaneamente e quasi come logica conseguenza.

Una situazione diversa si verifica quando ci affacciamo al linguaggio creativo come mezzo per lenire le fatiche della vita, come fuga momentanea dalla realtà, o come forma di autoesplorazione attraverso l’estraniamento momentaneo. Sotto questo punto d vista, può essere anzi terapeutico servirsene, e se sopraggiunge qualche blocco, forse è soltanto per la mancanza di nuovi stimoli. A volte anche cambiare momentaneamente linguaggio può dare grandi risultati: passare dal disegno alla fotografia ad esempio, cambiare tecnica, rinnovare gli strumenti con cui lavoriamo.

Tenete presente, che la complessità creativa è costituita da due fasi, una passiva e una attiva: la maggior parte delle volte che non state fisicamente realizzando qualcosa, probabilmente la state alimentando in qualche altro modo attraverso mostre, libri, film e non ultime, esperienze di vita. Non possiamo elaborare informazioni, infatti, se prima non le abbiamo immagazzinate. Insomma, anche riflettere su questo direi che è un bel modo di passare attraverso il blocco creativo.

Un’altra possibile causa, può essere l’ambizione al perfezionismo: niente blocca come l’idea di perfezione, soprattutto quando siamo noi in gara con noi stessi. Spesso si decide di mollare un lavoro a prescindere, per non risentire del proprio giudizio, una volta completata l’opera. Giudizio che in nove casi su dieci diventa impietoso, proprio perché la perfezione è un tantino difficile da raggiungere. Ammesso che esista. Così si molla la partita prima ancora di aver tirato un calcio al pallone, chiamando in causa la questione come “blocco creativo”.

Sicuramente non sono solo queste le cause del blocco, anzi, sono piuttosto sicura di averne tralasciate diverse, tuttavia credo sia importante non considerarsi come entitá “immobili”: ogni cosa è dinamica e così anche noi. Alternare momenti di attivitá a momenti di pausa, non è altro che un fisiologico ritmo di tutto questo movimento e qualunque siano le cause, anziché usarle contro di voi, sfruttatele come momento utile per raccogliere – informazioni, ispirazione e quant’altro -, preparandovi a una semina che può arrivare in qualunque momento dell’anno.