Un “figurinaio fiorentino”, per il burattino più monello del mondo.

… dovette, curvo sul suo piccolo tavolo (forse d’inverno con lo scaldino fra le gambe), farne molte di queste figurine per vivere in una decorosa povertà.”

Piero Bernardini, Guardare le figure. Gli illustratori italiani dei libri per l’infanzia, 1972.

 

Qualche settimana fa, quando eravamo ancora sotto le festività natalizie e complice il freddo, ne abbiamo approfittato per vedere qualche film dal sapore un po’ vintage, così ci siamo imbattuti nella celebre serie “Pinocchio”, con l’indimenticabile Nino Manfredi nel ruolo di Geppetto e il piccolo (oggi adulto) Andrea Balestri nei panni del famoso burattino di Collodi. Era il 1972, quando questo famoso sceneggiato televisivo riuniva le famiglie italiane davanti alla televisione.

 

 

Non serve essere appassionati di disegno per restare colpiti dalla sigla iniziale e se vi sentite nostalgici, potete rivederla in fondo all’articolo. Sulle note dolcissime del compositore Fiorenzo Carpi, infatti, scorrono delle illustrazioni a metà strada tra realtà e fantasia che, non senza un velo di inquietudine ci offrono un salto indietro nel tempo, ancora più lontano degli anni ’70.

Per collocare questi disegni dandogli una data di nascita, dobbiamo infatti tornare all’inizio del secolo e con un po’ di attenzione, nella sigla potete già intravedere la firma del suo creatore.

Chi è l’autore di questi disegni?

Un illustratore autodidatta. Carlo Chiostri, “figurinaio fiorentino” secondo Antonio Faeti, nasce a Firenze nel 1863 ed è stato tra i primi ad illustrare la saga del burattino più monello del mondo, nel 1901. Ha eseguito le tavole per “Le Avventure di Pinocchio” a penna e acquerello e in un secondo momento le ha incise su legno. I suoi disegni ci arricchiscono di un innato sapore nordico, di una fiaba che narra di elfi e di fate, sapientemente riadattata al gusto nostrano. Fu impegnato come illustratore anche per lo scrittore e giornalista Vamba, lavorando per lui al settimanale per bambini “Il Giornalino della Domenica”, periodico chiuso definitivamente nel 1927 dopo circa vent’anni di vita.

Chiostri, che ha sapientemente illustrato le parole di grandi autori (oltre Collodi e Vamba, anche Victor Hugo e Emilio Salgari), aiutandoci con le immagini a vedere un’epoca tutta italiana attraverso la metafora arte, artista dal temperamento legato ad un’antica maestria di alto livello, quella del saper fare, oggi è quasi ignorato dal web, ad esclusione di qualche sito cultore della celebre fiaba collodiana.

Se siete interessati a conoscerlo meglio, ecco per voi una breve bibliografia su carta:

  • Tiziano Loschi, Documentazione. Dal figurinaio al cartoonist in Almanacco italiano 1975, volume LXXV. Firenze, Giunti-Marzocco, 1974.
  • Antonio Faeti, Guardare le figure. Gli illustratori italiani dei libri per l’infanzia, Torino, Einaudi, 1972, (nuova edizione, Roma, Donzelli, 2011)
  • C’era una volta un mago. Carlo Chiostri, a cura di Paola Pallottino, introduzione di Antonio Faeti, Bologna, Cappelli editore, 1979
  • Paola Pallottino, Storia dell’illustrazione italiana. Cinque secoli di immagini riprodotte, nuova edizione, Firenze, Usher Arte, 2010
  • Valentino Baldacci, Andrea Rauch, Pinocchio e la sua immagine, Firenze, Giunti, 1981 (nuova edizione 2006)

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Disegnare una cosa, significa immaginarla?

 

 

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Foto: it.opitec.com

Parigi, École nationale supérieure des Arts Décoratifs, ottobre 2004

Professore:“Potete disegnarmi una molletta a memoria per favore?”

(Segue silenzio…)

Con questa bislacca richiesta del mio professore di disegno, nel lontano ottobre 2004 ebbi una delle illuminazioni più illuminanti di tutte le illuminazioni che avrei mai pensato di avere. Vediamo perché.

Rispondo con questo post a una delle vostre domande che sicuramente aiuterà molti di voi a chiarificare un po’ un concetto assai vasto nel disegno, e non sempre di facile comprensione. Partiamo dal presupposto che la storia del disegno è piena di immaginazione, certo può sembrare un’inutile tautologia, ma da Walt Disney a Andrew Loomis, agli illustratori in generale per arrivare ai disegni sui sogni di Fellini, gli artisti si sono da sempre serviti della propria immaginazione, propulsore fondamentale della creatività. Pensiamo anche ai Surrealisti, a Salvador Dalì, Max Ernst o Magritte: sicuramente l’immaginazione gioca un ruolo fondamentale per ogni artista, perché diventa la scintilla che accende l’idea. E non parliamo di chi si serviva di qualche aiutino psicotropo, con l’obiettivo di andare a briglia sciolta.

Immaginazione e disegno vanno di pari passo, quindi, tuttavia non è sempre così soprattutto per quel che riguarda il disegno dal vero, dove “immaginare” può segnare la differenza tra un disegno ben eseguito e uno sul quale dover intervenire.

Che cosa significa “immaginazione?”

Secondo la definizione che ci fornisce la Treccani, l’immaginazione è una “particolare forma di pensiero, che non segue regole fisse, né legami logici […] La facoltà di formare le immagini, di elaborarle, svilupparle e anche deformarle.”

Questa facoltà di formare le immagini può farsi controversa nel momento in cui, davanti a un disegno dal vero che voglio riprodurre in maniera realistica, non faccio esclusivamente riferimento alle informazioni che ho davanti ai miei occhi, ossia tutto ciò che è necessario che io veda, ma inizio a lavorare di fantasia immaginando (inconsapevolmente) proporzioni, forme e linee, senza che queste abbiano un riscontro attendibile con la realtà. Me ne accorgo nel momento in cui è più il tempo che passo a guardare il foglio, che non il soggetto che ho di fronte.

Se da una parte l’immaginazione fervida è prerogativa dei grandi artisti, sono del parere che ogni cosa sia relativa e se al posto di disegnare ciò che vedo io disegno ciò che immagino davanti a un disegno figurativo significa che non sto vedendo le cose come sono realmente. Questo affligge soprattutto i disegnatori in erba, ossia quando hanno più difficoltà a credere a ciò che vedono: si tratta in realtà di stabilire una scrematura tra ciò che vedo e ciò che credo di vedere.

Non è solo nel disegno, che conoscendo troppo bene qualcosa, possiamo inciampare nel rischio di non vederla realmente per com’è e questo significa che dobbiamo necessariamente tenere presente delle coordinate fondamentali non solo quando abbiamo il soggetto davanti, ma anche se non ce l’abbiamo. Il mio insegnante di disegno, in quel lontano e freddissimo ottobre parigino in cui chiese a tutti di disegnare una molletta a memoria, ci stava insegnando a tenere presente non solo la forma da un punto di vista visivo, ma la funzione che ha una molletta. E’ poca cosa, infatti, una molletta ben disegnata, se nel mondo del disegno non possiamo usarla per stendere i panni. Se tengo a mente oltre alla forma anche la funzione di un oggetto, che in anatomia può essere ad esempio la funzione di un muscolo, non avrò difficoltà a disegnarlo, perché non lavorerò di fantasia ma seguirò delle coordinate imprescindibili perché il disegno sia attendibile.

Allora non importa se le mollette vere che ho a casa sono diverse da quella che ho disegnato perché quella, nel mondo del disegno, funzionerà.

EPOS. CHAO GE | LA LIRICA DELLA LUCE

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Siamo andati a visitare la mostra EPOS. CHAO GE, LA LIRICA DELLA LUCE nell’Ala Brasini del Complesso del Vittoriano e avete tempo fino al 26 settembre per vederla 🙂
Al piano terra si trova una selezione di opere, tra disegni e tempere, sembrerebbe una miscellanea di opere tra definitive e tentativi tecnici. Per entrare nel cuore della mostra occorre salire al primo piano, dove infatti si collocano le tele parietali con i disegni che rappresentano il percorso di Marco Polo in Asia, progetto che Chao Ge ha realizzato nel 2008.
Le nebulose immagini rappresentate si portano dietro storia e immaginario, nel tentativo di operare sempre una raffinata indagine sull’uomo. Come dice lui stesso: “Ho prestato costantemente attenzione all’esistenza dell’uomo, ai suoi drammi e all’eterno presente in lui”.
Questa indagine la troviamo anche nei volti inebetiti dal tratto semplice con i suoi ritratti a tempera, o in quelli più attenti e sospettosi tra il piano terra e il primo piano.
Nel mare magnum di una mostra variegata spiccano inoltre i paesaggi mongoli, realizzati sempre negli anni 2000, dove a partire dai primi anni il paesaggio appare dissolto e monocromo, fino all’apparizione minimalista dell’uomo intento nella cura dei suoi campi.

EPOS. CHAO GE,
LA LIRICA DELLA LUCE

27 luglio – 26 settembre 2017
Complesso del Vittoriano – Ala Brasini

Ingresso gratuito.

http://www.ilvittoriano.com

L’arte è per tutti?

L’arte non è solo comprensione dei contenuti e analisi storica, ma anche sentimento. Le sensazioni legate all’apprezzamento della forma, per esempio, o all’empatia generata nel fruitore per i temi affrontati, o più semplicemente il senso di elevazione provocato dall’aver visto qualcosa che ci ha arricchiti intellettualmente, sono condizioni favorevoli per accrescere il nostro “sentimento d’arte” . Sentimento e empatia sono caratteristiche innate del genere umano, quindi mi sembra assodato che: sì, l’arte è senza dubbio per tutti. O meglio: a disposizione di tutti. Ma le strade che portano a vivere pienamente l’esperienza d’arte, sono tante. Sentirsi espulsi a priori da un ambito che – anche a causa di certi intellettualismi forzati di artisti che non mirano tanto alla comunicazione, quanto all’autoaffermazione – può provocare nell’utente un certo fastidio, lieve ma costante. Ma se ci troviamo in conflitto con l’arte, possiamo indagare un po’ la natura del problema, invece che restare in una perenne condizione di reticenza. Forse siamo in conflitto con gli artisti? E’ un problema di linguaggio visivo? Ci infastidisce che l’artista spesso voglia SOLO infastidirci?

L’arte e i suoi artisti, non devono piacerci per forza. Non siamo necessariamente persone migliori se conosciamo tutto di questo ambito. Ci sono stati tanti artisti che assumevano comportamenti deprecabili. Eppure erano in qualche modo ambasciatori della cultura. Ci sono tante cose da conoscere in effetti, e – come diceva il mio grandissimo professore di italiano al liceo: “Al mondo TUTTO è arte. O almeno tutte le cose più belle lo sono. Tutte le cose più noiose al mondo, per fortuna poche, sono quelle non legate all’arte. La musica è arte. Creare una sedia è arte. Intrecciare un cestino di vimini, è arte. La progettazione, è arte. Se al mondo non ci fosse arte, cosa ci resterebbe? La politica, l’economia, e poche altre cose. Ma comunque, anche in questi ambiti l’approccio potrebbe essere creativo”.

Diciamo che l’arte è di tutti, o almeno di chi la vuole. Per sapere se la “vogliamo” occorre però conoscere un pochino i suoi strumenti di lettura per non giudicare a priori.

Documentarsi un po’.

In primo luogo, sapere perché Manzoni faceva i propri bisogni nei barattoli, è un ottimo inizio. Se la prendono sempre tutti con lui, con Fontana e Duchamp, poverini! Pensate che ancora oggi quando i non addetti ai lavori contestano degli aspetti dell’arte, citano sempre la triade Duchamp-Manzoni-Fontana: NOME e COGNOME, pensate! Pensate alla forza della loro opera, e della loro eredità: non conoscono l’arte, ma questi tre… Ah se li conoscono. Appuntiamo subito una cosa: bisogna prima di tutto CONTESTUALIZZARE L’OPERA. Oggi – ma soltanto oggi – un’operazione come quella di Manzoni farebbe ridere chiunque, forse. Ma non possiamo affrontarla come un’opera sfornata nel 2017, perché si tratta di un’opera realizzata nel 1961. Già questo cambia tutto. Cambia tutto perché non avevamo ancora visto nulla, invece oggi siamo abituati a tutto. Ma se pensiamo che si tratta di una serie di 90 barattoli etichettati, numerati e firmati (una tiratura limitata firmata dall’artista), questo discorso torna ad essere incredibilmente attuale. Inoltre, sapere anche che il linguaggio dell’arte cambia negli anni con i nuovi apporti tecnologici, i nuovi materiali, ma anche i cambiamenti sociali è un punto importante da fissare. L’arte dell’ultimo secolo ha investito tanti nuovi linguaggi: è divenuta performace, installazioni site-specific, interventi d’arte, video arte, street-art e digital-art. Se l’ambito è sempre più vasto, bisogna anche dire che ce n’è per tutti i gusti. Scoprire cosa ci interessa e documentarci su quello, è un approccio sensato e riduce il senso di frustrazione legato al pensiero: “Quanta roba non so da dove iniziare”.

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Piero Manzoni

Sapersi orientare.

Orientiamoci quindi a quello che ci piace. Non importa (almeno all’inizio) avere conoscenze approfondite. Siamo capaci di provare una sensazione, no? Almeno la maggior parte degli individui lo sono 🙂 Mi piace o non mi piace, va anche bene. Se innesca un meccanismo di curiosità costruttiva, per cui iniziamo a fare un po’ di ricerca. E’ interessante fare questo percorso perché indica tante cose anche di noi, del perché ci piace quel genere o quell’artista. Perché siamo vicini a un tema piuttosto che a un altro? Perché ci rendiamo spesso conto che tutto quello che ci piace di più ha determinate caratteristiche? Come vedete non serve una laurea. Basta esser curiosi di noi stessi e ricettivi del mondo che ci circonda.

Trovare la nostra strada.

Ovvero la strada che ci porta al mondo dell’arte. Siamo artisti? Siamo mediatori d’arte (curatori, critici, galleristi)? Siamo collezionisti? Siamo fruitori appassionati? Spesso non abbiamo ancora individuato il modo giusto in cui approcciare a questo ambito. Molte persone si appassionano a un genere, a un’epoca, e poi intraprendono un percorso di studio attento e di giovane collezionismo. Al punto che questo aspetto diventa un percorso irrinunciabile nella bellezza, se per caso non si è soddisfatti del proprio lavoro. L’arte, è anche un investimento. Siamo appassionati di economia? Forse è quello il nostro approccio.

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Lucio Fontana

Ma riguardo all’astenersi dal mondo dell’arte, occorre anche fare presente un aspetto importante. La resistenza dei fruitori, a volte è mossa da un sentimento di giudizio nei confronti degli artisti. Questo succede perché in questo ambito, come in tanti altri, esistono i furbetti. Possiamo dire che l’artista (quello vero) è un ambasciatore di cultura, propone cambiamenti, sviluppa nel fruitore senso critico correlatamente ai fatti consistenti del mondo. Spesso in Italia l’artista viene considerato un perditempo di buona famiglia, ma generalmente non è così: solo alcuni artisti lo sono. In linea generale, senza che questo assuma l’intransigenza di una regola: diffidate dagli artisti che non sanno o non vogliono parlare del proprio lavoro. Dagli artisti sforna-opere. Dagli artisti che non conoscono il lavoro degli altri artisti. Dagli artisti onnipresenti in cerca di visibilità. Dagli artisti che spettacolarizzano la propria presenza nei posti, anche non legati all’arte (il cliché dell’ubriacone, del ritardatario, del vestito male o in modo eccentrico). Dagli artisti che supervalutano le proprie opere indipendentemente dal coefficiente di vendita. Dagli artisti incapaci di profondità autentica in un confronto di qualsiasi genere. Dagli artisti che copiano meramente il lavoro di altri artisti, precedenti o loro contemporanei (documentarsi è importante!). Perché anche tutti loro, alimentano il pregiudizio di molti su un ambito che sarebbe di per sé meraviglioso. E per colpa di qualcuno, non si fa credito a nessuno.

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Vuoi conoscerci? Prossimi incontri.

 

Agnes Cecile | Disegno e gesto

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Foto: http://agnes-cecile.deviantart.com/gallery/23421000/watercolors

Oggi vi facciamo conoscere il lavoro di  Agnes Cecile: in questo video potete vedere come il disegno nasca anche dal gesto, e come il piacere nel realizzare un lavoro sia parte determinante per un buon risultato. Che è davvero ipnotico.

Potete scoprire di più sul suo lavoro seguendo il suo canale YouTube.

DA POUSSIN A CÉZANNE. Capolavori del disegno francese dalla collezione Prat – Dal 18 Marzo al 4 Giugno 2017

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Comunicato – Fonte: Museo Correr

Esposto al Museo Correr un eccezionale nucleo di 110 raffinatissimi disegni provenienti da una della più importanti raccolte private francesi, la collezione di Louis-Antoine e Véronique Prat, che riunisce tutti i grandi maestri dal XVII al XIX secolo, da Poussin e Callot a Seurat e Cézanne.

Dopo la grande mostra ‘La poesia della Luce’ (dicembre 2014 – marzo 2015), che presentava un nucleo di straordinari disegni veneziani dalle collezioni della National Gallery di Washington, si rinnova al Museo Correr la felice tradizione di presentare al pubblico grandi capolavori su carta.

Iniziata oltre quarant’anni fa, la collezione Prat è sicuramente una delle più importanti raccolte private europee di disegni antichi. È fiorita con lo scopo di illustrare l’evoluzione della grafica francese in un arco cronologico che abbraccia oltre tre secoli, da Poussin a Cézanne, attraverso una scelta di circa 230 fogli, 110 dei quali sono esposti in mostra. Il disegno si conferma così, dal punto di vista degli studi della storia dell’arte, una delle espressioni più alte che un artista possa lasciare a testimonianza della sua opera. Netto, incisivo, ricco di dettagli, o, viceversa, rapido, di getto, senza controllo e pentimenti, esso costituisce il ‘diario’ più intimo dell’artista che, grazie alla libertà che questa tecnica consente, proprio alla sua immediatezza affida gli umori più autentici del suo estro creativo.

Nata dalla collaborazione con la Fondation Bemberg di Tolosa, con il supporto di Alliance Française-Venezia e curata da Pierre Rosenberg, già direttore del Louvre e massima autorità nel campo della pittura francese di quel periodo, la mostra, presentata prima al Museo Correr di Venezia per poi approdare alla Fondation Bemberg di Tolosa, attesta la vitalità della collezione, che negli ultimi anni si è arricchita di una ventina di pezzi qui esposti qui per la prima volta.

La mostra è accompagnata da un ricco catalogo edito da Magonza (Arezzo, 2017), a cura di Pierre Rosenberg, con interventi di Gabriella Belli, Philippe Cros, Louis-Antoine Prat e Pierre Rosenberg.

A cura di Pierre Rosenberg

Mostra co-prodotta con Tolosa, Fondation Bemberg e con il supporto di Alliance Française, Venezia

“L’oggetto dell’arte non è riprodurre la realtà, ma creare una realtà della stessa intensità.”

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Giacometti mentre modella un busto nel suo studio. Foto: Annette Giacometti.

Il 10 Ottobre del 1901 nasceva in Svizzera l’artista Alberto Giacometti. Figlio di Giovanni Giacometti, pittore post impressionista svizzero e Annetta Stampa, iniziò a disegnare prestissimo. Oggi due grandi fondazioni raccolgono e archiviano il suo lavoro, esponendolo in tutto il mondo: la Fondation Alberto et Annette Giacometti a Parigi e la Alberto Giacometti-Stiftung a Zurigo.

WILLIAM KENTRIDGE PER ROMA: UN TRIONFO!

“L’opera di Kentridge illumina il Natale di Roma.

Grandi applausi della folla. Venerdì si replica, alle 20.30 e alle 22.30.”

Il Messaggero

foto: Rivka Spizzichino | Halides.org

 

Cari corsisti e amici di 24H Drawing Lab,

come avrete avuto modo di sapere, ieri ha avuto luogo la grande premiére di William Kentridge per Roma. Siamo stati felici di vedervi in tanti e partecipi, e ancora più felici per chi di voi ha potuto partecipare al workshop di Sara Spizzichino e Janos Cseh per il disegno e la costruzione delle Shadow Puppets, realizzate sui disegni originali del maestro William Kentridge.

L’evento è stato sorprendentemente bello, oltre ogni aspettativa. Le Shadow Puppets che abbiamo costruito insieme, disegnato, tagliato e soprattutto amato, brillavano sul palco naturale del lungofiume

Questa sera si replica: ore 20:30 primo spettacolo, 22:30 secondo spettacolo.

INGRESSO GRATUITO A TUTTI GLI SPETTACOLI.

Speriamo di vedere ancora qualcuno di voi stasera, è bello sapere che qualche passo di questo grande percorso è stato fatto insieme.

 

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William Kentridge tra i suoi Co-Team Captain: Sara Spizzichino e Janos Cseh. Foto: Kirila Cvetkovska

ECCO LA SQUADRA DI DISEGNATORI CHE HA CONTRIBUITO A RENDERE POSSIBILE TUTTO QUESTO:

SARA SPIZZICHINO | Co-Team Captain

JANOS CSEH | Co-Team Captain

RIVKA SPIZZICHINO

EURIDICE ORLANDINO

SAVANNAH CARLIN

MARIO LUCCHESI

GIULIA BARTOLI

SIMONE TEMPORALI

MIRKO TRICOLI

ANDREA ROMANO SPOSATO

MARIA AURELIA CATALANO

ANTONIA BASILE

ISABELLE ROSE

GRAZIA SPIZZICHINO

LUIS CUTRONE

SARA IMMACOLATA PAONE

VALENTINA ALBERTI

EMILIANO ZAPPALA’

DARIO DANESE

CAMILA SOBRAL

ELISA AVELLINI

CECILIA FALCONE

LAURA CAROLETTI D’ALI’

NICOLE NAVARRO

LAURA MANILI

TIZIANO SORGI

MARIA SOLE FABRIZI

ADRIANA MIRANTI

LARA PISELLI

CHIARA CERNIERI

LETIZIA RIGUCCI

LUCA CAMELLO

MARCELLA GIANNINI

MELISSA PITZALIS

GABRIELE LUCIANI

ALEXANDER LOPI

CORINA SURDU

CLELIA GENTILI

MIRANDA LIPPOLIS

POMPEO DI MAMBRO

ELEONORA ANTONUCCI

ELISA PISELLI

TONINO RISULEO

MARCO NERI

SIMONA BRACCHETTI

GIOVANNA MEDORI

BOYA ZHAO

IOSE’ MARIA TARALLO

FLAVIO BRIZZOLARI

CAROLA CASELLATO

 

Un ringraziamento speciale a:

FRANCESCA GORDIANI

NICOLA LAMULA

UMBERTO ANSELMI

e al professore LUCA VALERIO dell’Accademia di Belle Arti di Roma per aver agevolato in ogni modo la realizzazione di questa impresa.