EPOS. CHAO GE | LA LIRICA DELLA LUCE

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Siamo andati a visitare la mostra EPOS. CHAO GE, LA LIRICA DELLA LUCE nell’Ala Brasini del Complesso del Vittoriano e avete tempo fino al 26 settembre per vederla 🙂
Al piano terra si trova una selezione di opere, tra disegni e tempere, sembrerebbe una miscellanea di opere tra definitive e tentativi tecnici. Per entrare nel cuore della mostra occorre salire al primo piano, dove infatti si collocano le tele parietali con i disegni che rappresentano il percorso di Marco Polo in Asia, progetto che Chao Ge ha realizzato nel 2008.
Le nebulose immagini rappresentate si portano dietro storia e immaginario, nel tentativo di operare sempre una raffinata indagine sull’uomo. Come dice lui stesso: “Ho prestato costantemente attenzione all’esistenza dell’uomo, ai suoi drammi e all’eterno presente in lui”.
Questa indagine la troviamo anche nei volti inebetiti dal tratto semplice con i suoi ritratti a tempera, o in quelli più attenti e sospettosi tra il piano terra e il primo piano.
Nel mare magnum di una mostra variegata spiccano inoltre i paesaggi mongoli, realizzati sempre negli anni 2000, dove a partire dai primi anni il paesaggio appare dissolto e monocromo, fino all’apparizione minimalista dell’uomo intento nella cura dei suoi campi.

EPOS. CHAO GE,
LA LIRICA DELLA LUCE

27 luglio – 26 settembre 2017
Complesso del Vittoriano – Ala Brasini

Ingresso gratuito.

http://www.ilvittoriano.com

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L’arte è per tutti?

L’arte non è solo comprensione dei contenuti e analisi storica, ma anche sentimento. Le sensazioni legate all’apprezzamento della forma, per esempio, o all’empatia generata nel fruitore per i temi affrontati, o più semplicemente il senso di elevazione provocato dall’aver visto qualcosa che ci ha arricchiti intellettualmente, sono condizioni favorevoli per accrescere il nostro “sentimento d’arte” . Sentimento e empatia sono caratteristiche innate del genere umano, quindi mi sembra assodato che: sì, l’arte è senza dubbio per tutti. O meglio: a disposizione di tutti. Ma le strade che portano a vivere pienamente l’esperienza d’arte, sono tante. Sentirsi espulsi a priori da un ambito che – anche a causa di certi intellettualismi forzati di artisti che non mirano tanto alla comunicazione, quanto all’autoaffermazione – può provocare nell’utente un certo fastidio, lieve ma costante. Ma se ci troviamo in conflitto con l’arte, possiamo indagare un po’ la natura del problema, invece che restare in una perenne condizione di reticenza. Forse siamo in conflitto con gli artisti? E’ un problema di linguaggio visivo? Ci infastidisce che l’artista spesso voglia SOLO infastidirci?

L’arte e i suoi artisti, non devono piacerci per forza. Non siamo necessariamente persone migliori se conosciamo tutto di questo ambito. Ci sono stati tanti artisti che assumevano comportamenti deprecabili. Eppure erano in qualche modo ambasciatori della cultura. Ci sono tante cose da conoscere in effetti, e – come diceva il mio grandissimo professore di italiano al liceo: “Al mondo TUTTO è arte. O almeno tutte le cose più belle lo sono. Tutte le cose più noiose al mondo, per fortuna poche, sono quelle non legate all’arte. La musica è arte. Creare una sedia è arte. Intrecciare un cestino di vimini, è arte. La progettazione, è arte. Se al mondo non ci fosse arte, cosa ci resterebbe? La politica, l’economia, e poche altre cose. Ma comunque, anche in questi ambiti l’approccio potrebbe essere creativo”.

Diciamo che l’arte è di tutti, o almeno di chi la vuole. Per sapere se la “vogliamo” occorre però conoscere un pochino i suoi strumenti di lettura per non giudicare a priori.

Documentarsi un po’.

In primo luogo, sapere perché Manzoni faceva i propri bisogni nei barattoli, è un ottimo inizio. Se la prendono sempre tutti con lui, con Fontana e Duchamp, poverini! Pensate che ancora oggi quando i non addetti ai lavori contestano degli aspetti dell’arte, citano sempre la triade Duchamp-Manzoni-Fontana: NOME e COGNOME, pensate! Pensate alla forza della loro opera, e della loro eredità: non conoscono l’arte, ma questi tre… Ah se li conoscono. Appuntiamo subito una cosa: bisogna prima di tutto CONTESTUALIZZARE L’OPERA. Oggi – ma soltanto oggi – un’operazione come quella di Manzoni farebbe ridere chiunque, forse. Ma non possiamo affrontarla come un’opera sfornata nel 2017, perché si tratta di un’opera realizzata nel 1961. Già questo cambia tutto. Cambia tutto perché non avevamo ancora visto nulla, invece oggi siamo abituati a tutto. Ma se pensiamo che si tratta di una serie di 90 barattoli etichettati, numerati e firmati (una tiratura limitata firmata dall’artista), questo discorso torna ad essere incredibilmente attuale. Inoltre, sapere anche che il linguaggio dell’arte cambia negli anni con i nuovi apporti tecnologici, i nuovi materiali, ma anche i cambiamenti sociali è un punto importante da fissare. L’arte dell’ultimo secolo ha investito tanti nuovi linguaggi: è divenuta performace, installazioni site-specific, interventi d’arte, video arte, street-art e digital-art. Se l’ambito è sempre più vasto, bisogna anche dire che ce n’è per tutti i gusti. Scoprire cosa ci interessa e documentarci su quello, è un approccio sensato e riduce il senso di frustrazione legato al pensiero: “Quanta roba non so da dove iniziare”.

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Piero Manzoni

Sapersi orientare.

Orientiamoci quindi a quello che ci piace. Non importa (almeno all’inizio) avere conoscenze approfondite. Siamo capaci di provare una sensazione, no? Almeno la maggior parte degli individui lo sono 🙂 Mi piace o non mi piace, va anche bene. Se innesca un meccanismo di curiosità costruttiva, per cui iniziamo a fare un po’ di ricerca. E’ interessante fare questo percorso perché indica tante cose anche di noi, del perché ci piace quel genere o quell’artista. Perché siamo vicini a un tema piuttosto che a un altro? Perché ci rendiamo spesso conto che tutto quello che ci piace di più ha determinate caratteristiche? Come vedete non serve una laurea. Basta esser curiosi di noi stessi e ricettivi del mondo che ci circonda.

Trovare la nostra strada.

Ovvero la strada che ci porta al mondo dell’arte. Siamo artisti? Siamo mediatori d’arte (curatori, critici, galleristi)? Siamo collezionisti? Siamo fruitori appassionati? Spesso non abbiamo ancora individuato il modo giusto in cui approcciare a questo ambito. Molte persone si appassionano a un genere, a un’epoca, e poi intraprendono un percorso di studio attento e di giovane collezionismo. Al punto che questo aspetto diventa un percorso irrinunciabile nella bellezza, se per caso non si è soddisfatti del proprio lavoro. L’arte, è anche un investimento. Siamo appassionati di economia? Forse è quello il nostro approccio.

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Lucio Fontana

Ma riguardo all’astenersi dal mondo dell’arte, occorre anche fare presente un aspetto importante. La resistenza dei fruitori, a volte è mossa da un sentimento di giudizio nei confronti degli artisti. Questo succede perché in questo ambito, come in tanti altri, esistono i furbetti. Possiamo dire che l’artista (quello vero) è un ambasciatore di cultura, propone cambiamenti, sviluppa nel fruitore senso critico correlatamente ai fatti consistenti del mondo. Spesso in Italia l’artista viene considerato un perditempo di buona famiglia, ma generalmente non è così: solo alcuni artisti lo sono. In linea generale, senza che questo assuma l’intransigenza di una regola: diffidate dagli artisti che non sanno o non vogliono parlare del proprio lavoro. Dagli artisti sforna-opere. Dagli artisti che non conoscono il lavoro degli altri artisti. Dagli artisti onnipresenti in cerca di visibilità. Dagli artisti che spettacolarizzano la propria presenza nei posti, anche non legati all’arte (il cliché dell’ubriacone, del ritardatario, del vestito male o in modo eccentrico). Dagli artisti che supervalutano le proprie opere indipendentemente dal coefficiente di vendita. Dagli artisti incapaci di profondità autentica in un confronto di qualsiasi genere. Dagli artisti che copiano meramente il lavoro di altri artisti, precedenti o loro contemporanei (documentarsi è importante!). Perché anche tutti loro, alimentano il pregiudizio di molti su un ambito che sarebbe di per sé meraviglioso. E per colpa di qualcuno, non si fa credito a nessuno.

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Vuoi conoscerci? Prossimi incontri.

 

Agnes Cecile | Disegno e gesto

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Foto: http://agnes-cecile.deviantart.com/gallery/23421000/watercolors

Oggi vi facciamo conoscere il lavoro di  Agnes Cecile: in questo video potete vedere come il disegno nasca anche dal gesto, e come il piacere nel realizzare un lavoro sia parte determinante per un buon risultato. Che è davvero ipnotico.

Potete scoprire di più sul suo lavoro seguendo il suo canale YouTube.

24H Drawing Lab ospite a RadioRadio 104.5

Cari disegnatori,

Le due facce buffe di 24H Drawing Lab sono state invitate in radio per parlare di disegno, percezione visiva e del perché spesso… Ci vietiamo di disegnare! Le insegnanti di disegno più sghinderlee del pianeta Terra hanno anche ricordato a tutti l’uscita online della guida Tips&Chips, ancora scaricabile gratuitamente dal sito www.24hdrawinglab.com 🙂

Potete vedere l’intervista cliccando sul video in alto, oppure potete ascoltarci per radio prossimamente (a breve vi diremo quando) sulle frequenze di RADIORADIO 104.5!

Vi ricordiamo che l’ultimo appuntamento per imparare a disegnare sarà nei giorni

16/17/17 giugno 2017 | Roma

Siete ancora in tempo per disegnare la vostra estate, dopo di che 24H Drawing Lab va in vacanza 🙂 Vi ricordiamo inoltre che restano attivi i corsi individuali per tutta l’estate, anche ad agosto!

Per disegnatori en plein air e non, ultima data estiva anche per lo SketchCrawl con guida autorizzata di Roma e Provincia:

24 giugno 2017 | Villa Sciarra, Roma

Buon corso e buona visione a tutti! 🙂

 

Roma è la capitale del disegno

Disegnatori,

In questi giorni Roma è protagonista del disegno grazie a tre mostre da non perdere:

PERENTORIA FIGURA

CRONOTIPO

MACROMANARA

 

PERENTORIA FIGURA | Andrea Lelario, Francesco Parisi, Patrizio Di Sciullo

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Perentoria figura – Istituto Centrale per la Grafica

L’incisione contemporanea vista attraverso l’opera di tre artisti che si esprimono con diverse tecniche grafiche: Francesco Parisi con la xilografia, l’acquaforte e il bulino per Patrizio Di Sciullo e Andrea Lelario. L’esposizione d’arte contemporanea dialoga (molto bene) con incisori del passato come Dürer e Beccafumi, esposti insieme ai tre artisti in un dialogo fuori tempo e di grande armonia. Mostra assolutamente da vedere, fino al 2 luglio 2017.

INFORMAZIONI:

Istituto Centrale per la Grafica – Museo dell’Istituto, via della Stamperia, 6

Dal 5 aprile al 2 luglio 2017

Apertura al pubblico  – ore 10,00 -19,00 lunedì – sabato (ultimo ingresso ore 18.30)

Aperture straordinarie al pubblico – Domenica al Museo:

7 maggio – ore 10,00 -19,00

4 giugno – ore 10,00 -19,00

2 luglio – ore 10,00 -19,00

 

CRONOTIPO | Bambi Kramer

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Cronotipo – Galleria Tricromia

“Artista dalla formazione eclettica, dal restauro dei beni culturali alla laurea in psicologia clinica, Bambi Kramer nasce e lavora a Roma. Il suo lavoro si sviluppa in una modalità processuale estremamente complessa: dai disegni che si delineano di getto fino al montaggio finale tutto il lavoro segue una via dove è l’inconscio a determinare le mosse, fino a produrre un linguaggio e una vera e propria narrazione.” [http://www.060608.it]

INFORMAZIONI:

Galleria Tricromia

Via della Barchetta, 13 [ centra sulla mappa ]

Dal 12 maggio al 6 giugno 2017

Mar-ven ore 15.00-19.00

Sab ore 10.00-19.00

Chiuso domenica e lunedì

 

MACROMANARA – Tutto ricominciò con un’estate romana

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MacroManara – La Pelanda MACRO Testaccio

“La mostra ripercorre l’intera carriera del fumettista veronese e Maestro dell’eros, Milo Manara, attraverso due percorsi principali. Da una parte una ricca proposta antologica, attraverso la quale si tracceranno tutte le grandi opere degli anni ’70, ’80 e ’90, dalle straordinarie tavole di Giuseppe Bergman a quel Tutto ricomincio con un’estate indiana che lo vide lavorare in coppia con l’amico Hugo Pratt, con il quale – successivamente – realizzò anche El Gaucho. E ancora Lo Scimmiotto, Gulliveriana, le storie del Gioco, di Miele e molto altro!

Dall’altra, la produzione più contemporanea (completa delle commission estere per Stati Uniti e Francia) e il suo rapporto con Roma e il cinema: dalla Cinecittà di Federico Fellini fino ai Borgia e Caravaggio, con una serie di illustrazioni dedicate alle grandi dive cinematografiche che vengono esposte per la prima volta andando a comporre un portfolio inedito che Comicon Edizioni presenta in anteprima all’ARF! Festival. [http://www.museomacro.org]”

INFORMAZIONI:

MACRO, La Pelanda – Centro di produzione culturale

Dal 26 maggio al 9 luglio 2017

Da martedì a domenica ore 12.30-19.30

Chiuso lunedì

Venerdì 26, giovedì 27 e venerdì 28 maggio

aperta dalle ore 10.00 alle 20.00

Biglietto d’ingresso mostra Manara:

– Intero: 10,00

– Ridotto: 8,00

La mostra non rientra nelle gratuità della prima domenica del mese

ALFREDO PIRRI | I PESCI NON PORTANO FUCILI – MACRO TESTACCIO ROMA

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Quello che avanza – Alfredo Pirri 2017

Avete tempo fino al  4 giugno per visitare la straordinaria mostra I pesci non portano fucili, la prima antologica dedicata all’artista Alfredo Pirri.

Nell’opera di Pirri, l’arte è in relazione costante con l’aP_20170507_154546_1.jpgmbiente e con il fruitore, sfruttando al massimo la materia di cui l’opera stessa è composta. Il suo lavoro spazia infatti dalla pittura alla scultura, dai lavori su carta a quelli ambientali.

All’ingresso del padiglione del MACRO TESTACCIO la prima sorprendente opera ad accoglierci è l’installazione murale delle cianotipie, Quello che avanza (2017), una serie di 144 stampe. Ma certamente quello che colpisce di più in questo artista è la capacità di sfruttare la natura stessa dell’opera amplificandone la sua presenza nello spazio. Un esempio di questo sono le sculture a base dipinta che si riflettono sulle pareti bianche. Il colpo d’occhio le intercetta come delle sculture a neon, eredità culturale del dinamismo della Op-Art. In realtà, queste opere viste da vicino scardinano all’improvviso tutti gli intellettualismi forzati dell’arte dei grossi mezzi, facendoci soffermare sullo stupore della semplicità.

Lo stesso concetto è portato avanti con assoluta convinzione nell’installazione site-specific La Stanza di Penna (1999), opera in cui una rassegna di copertine di libri bianchi si irradiano reciprocamente del colore dei propri contenuti. Un’opera quella di Pirri sempre rivolta all’esistenza, dell’oggetto d’arte in sé e per gli altri, in relazione all’ambiente a alle persone.

Una mostra che torna all’empatia come origine della conoscenza. Intelligente, interattiva, sorprendente. Curata egregiamente da Benedetta  Carpi De Resmini e Ludovico Pratesi.  Da non perdere.

 

PROSSIME DATE 24H DRAWING LAB | ROMA, 28-29-30 OTTOBRE

 

Prima/Dopo

Prima/Dopo

 

 

Cari disegnatori prepararsi al decollo!

24H Drawing Lab si lascia alle spalle un mese ricco di appuntamenti! Certamente abbiamo avuto tante soddisfazioni, e siamo onorati per le collaborazioni importanti che negli anni ci hanno stimolati a fare sempre meglio.

Ma torniamo a noi! Infatti è in arrivo il prossimo corso, a Roma il 28, 29 e 30 ottobre prossimi! (iscriviti qui). Il corso sarà articolato in tre giornate suddivise in 4 ore la mattina e 4 il pomeriggio, suddivise da un’ora di pausa pranzo. Il materiale viene fornito interamente da 24H Drawing Lab e resta tuo alla fine del corso! Ti ricordiamo che nel costo di € 160,00 sono inoltre incluse le dispense che ti verranno consegnate a fine corso, i buoni sconto per i principali negozi di Belle Arti, piccoli e sfiziosi break per recuperare attenzione durante i lavori, un attestato di partecipazione a fine corso e la possibilità di tornare a frequentarci ogni volta che vuoi.

Se “saper disegnare” è scritto nella lista dei tuoi desideri, non rinunciare alla possibilità di raggiungere questo obiettivo… Basta un week-end 🙂

Vedrai da vicino il tuo sogno che si compie, in un ambiente amichevole e stimolante condiviso con chi come te ama il disegno e l’arte. Sarà un corso intensivo, ma ricco di intervalli a base di caffé e biscottini, chiacchiere e simpatia!

Tutte le cose sono difficili prima di diventare facili… Ma la maggior parte di queste richiede una lunga formazione e tanto tempo a disposizione da dedicare. Il prossimo week-end invece potrai toccare con mano la possibilità di raggiungere risultati buoni in tempi brevi, che saranno per te una base solida, verso la nuova visione di “te disegnatore”.

Sali a bordo prenotando qui la postazione al corso di disegno più bello del pianeta Terra!

Prossime date e prossimi eventi del Drawing Lab

Ciao disegnatori!
Ecco qualche aggiornamento sui prossimi mesi del vostro corso di disegno preferito! Prima di tutto, le prossime date di 24H Drawing Lab saranno:
Roma, 28-29-30 Ottobre
Roma, 19-20/26-27 Novembre (4 gg)

Info e iscrizioni: s.spizzichino@gmail.com | 338 49 15 242
Per i corsi di tre giorni, non dimenticate che potete prenotare una delle strutture in convenzione con il Drawing Lab per soggiornare nel centro di Roma a un prezzo vantaggioso, a due passi dal corso!

Sara Spizzichino selezionata tra i dieci artisti finalisti della I Edizione del Premio Nardi 2016 – Opening 1 Ottobre ore 18

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Vi aspettiamo numerosi il 1 Ottobre presso la Galleria Nardi, via Arturo Graf 74 (Zona Talenti), per l’opening della mostra dei dieci artisti finalisti della I Edizione del Premio Nardi 2016. Dalle ore 18 alle 21 sarà possibile vedere la mostra, assistendo alla presentazione e alla vendita del catalogo. Nella stessa serata verrá anche nominato il vincitore di questa prima edizione. Di seguito la comunicazione ufficiale dei dieci artisti selezionati… Non mancate!

La I Edizione Premio Pittura Nardi Arte 2016 ha trovato i suoi dieci finalisti grazie ad una giuria di esperti.

La Galleria Nardi Arte, ringrazia tutti gli artisti partecipanti e vi invita alla mostra collettiva dei finalisti, il giorno 1 ottobre 2016, dove verrà presentato il catalogo e il nome del vincitore.

FINALISTI ( in ordine alfabetico)

Pietro CERNIGLIARO
Marta CERRINI
Cristiana DE LUCA
Tonia ERBINO
Silvia FAIETA
Valeria PATRIZI
Marco PILI
Filippo SACCA’
Sara SPIZZICHINO
Samuele VENTANNI


Disegnare l’odio: le vignette satiriche dell’Italia fascista – 16 Ottobre 2016 ore 10

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Il 16 Ottobre, presso l’Auditorium Sala Superiore Maestre Pie Filippini, in via delle Fornaci 161, 24H Drawing Lab darà il suo contributo al convegno annuale Ricordiamo Insieme sulla memoria delle deportazioni di Roma, con un intervento dal titolo: Disegnare l’odio, le vignette satiriche dell’Italia fascista. La partecipazione al convegno è gratuita.
 

Le prossime città del Drawing Lab potrebbero essere:

– Zurigo
– Rimini
– Milano
– Napoli
– Bari

Per info sui corsi fuori Roma: rivka.spizzichino@gmail.com | 339 43 65 053

24H Drawing Lab
Un corso intensivo di disegno per chi non ha alcuna  preparazione tecnica e vuole incrementare le proprie capacità in poco tempo, ma anche per esperti che vogliono approfondire metodi innovativi legati alla percezione visiva. Basato sul Metodo Edwards, aiuta a naturalizzare il disegnare come si è naturalizzata la guida o la lettura. Il corso dura 24 ore e ha un costo complessivo di 160,00 euro sviluppandosi durante il weekend. Sono previste sessioni agevolate di tre giorni consecutivi da otto ore ciascuno per i corsisti fuori Roma, convenzioni con B&B e corsi individuali. Il materiale viene interamente fornito e resta dello studente a fine corso. Inoltre, gratuitamente e in base alla disponibilità dei posti, si può partecipare ai corsi successivi per disegnare in compagnia e continuare a esercitarsi.Sono previste agevolazioni e sconti per gruppi, per un numero massimo di dieci partecipanti. IDEALE ANCHE PER BAMBINI DAI 9 ANNI IN SU!
I numeri di 24H Drawing Lab
Un sito visitato 25.000 volte solo nel 2016 e tra i dieci migliori siti legati al disegno (fonte: biglistofwebsite.com). Oltre 5.000 disegni realizzati, affrontati, revisionati, supportati. Un corso che è stato un vero e proprio training per studenti ammessi in accademie di prestigio quali RUFA – Rome University Of Fine Art, Accademia di Belle Arti di Roma, Scuola Romana dei Fumetti e Scuola di Scienza e Tecnica – sezione fumetto. Un’esperienza unica che ha consentito a chi non esercita professioni legate al disegno, di conoscerne i metodi e gli stratagemmi, e che ha formato gli oltre 50 disegnatori che hanno realizzato le Shadow Puppets per William Kentridge – Triumphs and Laments. Roma, Bergamo, Brera, Milano, Rimini, Pisa, Vinci, Prato, Catania, Genova, Bologna, Trapani, Trieste e inoltre Zurigo e Lussemburgo, le città da cui sono partiti i corsisti per frequentare 24H Drawing Lab.

BUON COMPLEANNO FREDDIE!

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Queen | A Night At The Opera

Cari disegnatori,

oggi 24H Drawing Lab vuole ricordare – a settant’anni dalla nascita – la voce più emozionante del rock, l’uomo che ha investito d’amore il suo pubblico con una presenza scenica estroversa e camaleontica, l’amico parasociale di un pubblico planetario, capace di unire un coro di 325.000 persone sulle note di “Love Of My Life”, brano di cui è anche autore. Oggi parliamo di Freddie Mercury.

Fu un brillante studente d’arte all’Ealing Art College di Londra e una volta diplomato col massimo dei voti, il talentuoso Farrokh (Bulsara aka Freddie Mercury, ndr) sembra lanciato verso una carriera stellare… Stellare sì, ma non come grafico.

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Freddie Mercury in pausa all’Ealing Art College

Accanito e abile disegnatore, ha riempito sketch book di bozzetti e ritratti alle persone che amava: dal ritratto della sorella alle star della musica, passando per la progettazione di modelli e costumi bizzarri, il giovane artista non perse mai una chance per dedicarsi alla sua grande passione a carta e matita. Ma già al tempo dell’Ealing Art School, la stretta vicinanza di amici quali Roger Taylor e Brian May lo solleticava nell’avvicinarsi con più dedizione alla musica. Fu infatti in questi anni che la sua amicizia con Staffel lo portò ad avvicinarsi agli Smile, gruppo nel quale chiese di entrare a far parte senza tuttavia riuscirci. Passano alcuni anni e nel 1970 le cose cambiano. Insieme a May e a Taylor nascono i Queen. Da questo momento in poi Farrokh si chiamerà Freddie, e dedicherà il suo cognome a Mercurio.

Cambia il nome e direzione alla sua carriera quindi. Ma mantiene con sé l’amore per il disegno che lo porterà a realizzare il logo della band, fissandolo nella memoria collettiva con la celeberrima copertina dell’album “A Night At The Opera”, uscito nel novembre 1975.

Il disegno – in rilievo nella prima edizione – è una celebrazione dei Queen. Doveva infatti parlare della band, in una sorta di allegoria immaginifica dei talenti che componevano quel quartetto. Per questa ragione attorno alla “Q” centrale, Mercury dispose i segni zodiacali di ciascun membro del gruppo: due leoni, un granchio e le due ninfette vergini. Il tutto sotto lo sguardo di una fenice, simbolo di rinnovamento e immortalità. Il fuoco, nel cuore della composizione rappresenta invece le radici del nostro Freddie, ed è da collegare all’importanza che questo elemento ha nella religione zoroastriana.

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Ma alla grande dedizione attiva nel disegno, si unisce in lui anche la ricerca attenta di opere d’arte da collezione: è quindi molto interessato all’acquisto di xilografie giapponesi, ma anche ai quadri dei pittori impressionisti ed agli artisti vittoriani.

Freddie Mercury è stato un gigante, che ha saputo parlare a un pubblico così vasto da ottenere un successo planetario. Insomma un artista poliedrico, completo. Vero.

FARE UN CAVALLO | di William Kentridge

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Articolo tratto dal libro “Sei lezioni di disegno” tenute in occasione delle Charles Eliot Norton Lectures alla Harvard University nel 2012.
Prendiamo dei pezzetti di carta neri. Di primo acchitto non vediamo nulla se non forme nere su un foglio bianco che ricordano vagamente le tele di Robert Motherwell. Poi li muoviamo sistemandoli in vari modi. È la nostra vista ad essere particolarmente generosa o è inevitabile riconoscere una sagoma, una forma, un cavallo? Attenzione: accade qualcosa di più che una volontaria sospensione dell’incredulità in virtù della quale, pur vedendo pezzetti di fogli neri, facciamo finta di riconoscere un cavallo. C’è più di questo. Non possiamo esimerci dal vedere un cavallo. Ci vuole uno sforzo, una deliberata cecità per continuare a vedere solo dei pezzetti di carta straccia, o meglio, per vedervi solo questo. Vediamo entrambe le cose senza ingannarci. Ci sono sia il cavallo sia la carta straccia. Questa è una sospensione involontaria dell’incredulità.

Quando diciamo che c’è un cavallo, intendiamo che c’è qualcosa sulla carta che innesca in noi il riconoscimento di un CAVALLO. È importante qui distinguere tra sapere e riconoscere. Chiedete a qualcuno di disegnare un cavallo impennato sulle zampe posteriori: non è mica facile, se non siete Delacroix. Che distanza c’è tra gli zoccoli e la groppa? Che angolo si forma tra la mandibola e la prima vertebra cervicale? Che relazione c’è tra il garrese, la criniera e le spalle del cavallo? Quanto può incidere l’arco della spina dorsale sul ventre? Come si articola di preciso il muscolo superiore della gamba con il modello? Eppure basta muovere i pezzi di carta, sistemarli, ed ecco che il cavallo si impenna sotto i nostri occhi. Non sapevamo di saperlo. Possiamo riconoscerlo senza saperlo.

Questa forte esigenza di significato, di prendere i frammenti e comporre un’immagine, è presente non solo nel nostro guardare le ombre, ma in tutto ciò che vediamo. Il vedere diviene qui metafora di tutte le immagini e di tutti i modi in cui comprendiamo il mondo.

Anche riducendo le sagome e semplificando l’immagine, il cavallo non ci abbandona. Anche sotto forma di semplice pittogramma, in quei frammenti vedremo un cavallo e ricostruiremo Ronzinante.

All’interno c’è un senso di CAVALLO, una cavallinità che attende di essere innescata. Ronzinante, Bucefalo, il cavallo di Troia, Stubbs, il photofinish di una corsa: sono tutti lì. Il processo è duplice. Il foglio di carta viene verso di noi e il nostro senso di cavallo gli va incontro. Si ritrovano a metà strada. Il foglio di carta con le sue forme nere è diventata la membrana attraverso cui entriamo in contatto con il mondo. Il dato è insieme ovvio e sorprendente. Il disegno diventa un punto d’incontro, ma anche la soglia dove il mondo esterno incontra noi – dove incontra Stubbs, Ronzinante, i lemmi dell’enciclopedia, i ricordi delle cavalcate, i ricordi di quando sono caduto e il cavallo mi ha trascinato, piede nella staffa, per il nono fairway di un campo da golf, nel villaggio vacanze di Sani Pass, a dieci anni.

In qualche anfratto del cervello le immagini sono catturate, recepite, interrogate, ripulite e inviate in archivio con l’etichetta di cavallo. Il foglio di carta non è che un’estensione visibile della retina, una dimostrazione emblematica di quello che sappiamo ma non riusciamo a vedere. La nostra proiezione, il nostro andare incontro all’immagine, è una parte essenziale del processo visivo, dello stare al mondo con gli occhi aperti.

Riconduciamo tutto questo alla caverna di Platone: il fatto di riconoscere le sagome sulla parete non è un errore, un’aberrazione di persone intrappolate in un’illusione, ma una parte fondamentale del modo in cui recepiamo ed elaboriamo il mondo.