Come conciliare il disegno con un lavoro a tempo pieno?

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Foto: Disegni di Gaia Alari – @gaia.alari

Disegnare, spesso richiede tempo: sia per esercitarsi e incrementare i risultati, ma anche per portare le nostre soddisfazioni creative da un buon corniciaio che – nei giorni lavorativi – possa occuparsi di dare alle nostre opere la giusta destinazione. Serve tempo per andare nei musei o all’orto botanico e disegnare dal vivo ciò che amiamo, facendo quello che i nostri grandi maestri hanno fatto prima di noi.

Quello del tempo, è un problema per molti appassionati di disegno che abbiamo affrontato anche in passato, perché non è mai sufficiente o le nostre energie residue sono davvero poche per poter essere dedicate per bene alla nostra passione, così il rischio è quello di di sentirsi molto frustrati, tanto da scegliere più spesso la rinuncia all’investimento (“Se devo farlo male, non lo faccio proprio.”).

Intanto, mi sento di dirvi che poco tempo è meglio di niente e che possiamo riuscire ad ottenere buoni risultati con le risorse che abbiamo, anche se ci sembrano davvero esigue al momento: tutto sommato disegnare è qualcosa che ci fa stare bene, dunque al pari dello sport, non trovate che il benessere sia fondamentale affinché ogni altra sfera della nostra vita funzioni un po’ meglio?

Di seguito affronteremo qualche punto per conciliare al meglio la vostra passione con gli impegni quotidiani, con la speranza che possano migliorarvi la situazione.

Cambiate mentalità. E’ come mettersi a dieta: un conto è pensarlo e un conto è sentire che è la cosa giusta da fare. Ci piace disegnare anche perché ci fa stare bene, dunque è importante stabilire con noi stessi che riservare al nostro benessere la giusta importanza è un gesto d’amore nei nostri confronti e che non c’è nulla di male, in questo. Sappiamo molto bene che non influirà negativamente sulla nostra prestazione lavorativa, perché il nostro scopo è far funzionare le due cose insieme. Detto questo,

Trovate il tempo. Oggi possiamo essere raggiunti in ogni dove e in qualsiasi momento, dunque spegnete il telefono: è davvero l’unico modo per far si che il lavoro non vi raggiunga, e se avete un telefono aziendale è molto meglio da gestire. Oppure abbandonate il centro commerciale per disegnare in famiglia, così potrete trascorrere del tempo di qualità tutti insieme e magari riuscire a carpire meglio le inclinazioni dei vostri figli. O magari potete trovare una comunità di disegnatori come voi e dedicarvi una sera la settimana, come il calcetto, dove ognuno di voi porta una torta e una bella tisana e si passa la serata a disegnare tutti insieme: è un ottimo modo per dedicare alla vostra passione un tempo determinato, dove nell’arco di quelle ore non fate altro che disegnare. Ad esempio se frequentate 24H Drawing Lab potete tornare gratuitamente ogni volta che volete: noi ci incontriamo una volta o due al mese e siete tutti i benvenuti. Dunque già esiste una piccola congrega di gente come voi, non trovate?

Lavorate su piccoli formati. Non è necessario strafare con disegni grandi, soprattutto se oltre al tempo, a mancarvi è uno spazio da dedicare interamente al disegno come un garage, una mansarda o uno studio in casa. Il pregio del piccolo formato è che occupa poco spazio, va benissimo un tavolino o la scrivania e potete anche impiegare poco tempo per iniziare e finire un lavoro. Ricordate che i capolavori di Vermeer erano spesso di formato ridotto, e di grande impatto emotivo.

Tenete una borsa sempre in macchina. E’ un’idea super pratica, perché dentro la borsa potete tenere un doppio di tutto ciò che vi serve ed averlo sempre pronto all’uso mentre le altre cose sono a casa, come l’astuccio portamatite completo di gomma pane, grafite acquerellabile, matite morbide, carboncini e chi più me ha più ne metta. Ma anche un camice da lavoro per non sporcarsi, un album da disegno in formato A4, magari a spirale e con copertina rigida, così vi faciliterà la vita se disegnerete all’aperto. Su questo siete voi ad avere l’ultima parola, perché soltanto voi potete sapere quale strumento è davvero irrinunciabile, per liberare il vostro processo creativo. L’importante è strutturare la vostra borsa in modo pratico, smart: ogni cosa può avere più funzioni (con una grafite acquerellabile potete disegnare e dipingere e con una sola matita 8B potete fare un intero ritratto) per fare in modo che non vi manchi davvero nulla. Gli stessi strumenti e il resto, è a casa vostra, per quando vorrete lavorare lì. Mi raccomando, la vostra borsa deve contenere una specie di duplicato di ciò che vi serve e che avete a casa: non entrate per nessun motivo al mondo nel vortice di non sapere esattamente cosa avete in borsa e cosa avete a casa, altrimenti può rivelarsi davvero scoraggiante.

Puntate alla qualità, non alla quantità. Come spesso accade, meglio pochi e ben fatti. In Accademia cento disegni fatti male non servivano a passare un esame, inversamente, dieci ottimi disegni potevano fare una lode. Non precipitatevi alla scrivania tutte le sere se non avete nulla da disegnare, perché non dobbiamo vincere nessun premio fedeltà. Disegnate quando avete davvero voglia: se seguite questo consiglio, vi sorprenderete nel constatare quanto ci vuole poco a realizzare un buon lavoro, quando si ha voglia di farlo.

Fotografate i vostri lavori. Avrete così un archivio digitalizzato da tenere sempre con voi per mostrare le vostre soddisfazioni agli amici, o più semplicemente per sentirvi meglio nel constatare che nonostante il poco tempo a disposizione vi siete dati modo di realizzare dei buoni lavori. Soprattutto quando a lavoro sono davvero momenti infuocati, e il nostro cavalletto da disegno sembra un’isola lontana e irraggiungibile.

Non abbiate aspettative irrealistiche. Fissare gli obiettivi giusti è il modo migliore per sentirsi soddisfatti di sé ed andare avanti per gradi. Se la vostra professione vi occupa molto tempo, è inutile pensare di lavorare su disegni la cui esecuzione dovrebbe superare in numero di ore quelle che passate a lavorare, perché è il modo migliore per non sentirsi mai soddisfatti di sé. Fate una lista realistica delle vostre aspettative, a breve e lungo raggio: sarà bello spuntarle di volta in volta, una volta realizzate.

Che altro aggiungere… mettetevi all’opera, no? 🙂

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DISEGNATI … PER LE FESTE!

Tempo di feste… E tempo di giochi da tavolo! Abbiamo individuato per voi i migliori party-game contenenti le più improbabili, divertenti e competitive prove di disegno, per trascorrere il tempo con la famiglia e gli amici in allegria!

Il primo della lista non può non essere…

PICTONARY

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Gioco di società per disegnatori incalliti, top della categoria per i giochi con aree creative. E più in generale, è il gioco preferito da chi ama condividere il tempo in famiglia o tra amici! Ideato nel lontano 1985, ha divertito (e continua a divertire) generazioni di appassionati di giochi da tavolo. Lo scopo del gioco è semplicissimo: si gioca a squadre, e ogni squadra deve indovinare la parola o la frase scritta su una carta da gioco, grazie all’abilità dell’artista di turno. Può causare risate irrefrenabili, giocare responsabilmente 🙂

VISUAL GAME

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Pubblicato nel 1988, lo scopo di questo gioco di società è semplicissimo: far indovinare ai propri compagni di squadra un soggetto… Disegnandolo! Il successo di questo gioco deriva dal fatto che per vincere non basta la fortuna, ma al tempo stesso non è affatto necessario essere dotati di grande talento nel disegnare. Insomma, un territorio assolutamente accogliente anche per chi non ha ancora frequentato 24H Drawing Lab 🙂

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Tra i giochi più recenti pubblicati, risalente al 1998, e di certo tra i più appassionanti. Anche qui si gioca a squadre, ci sono 4 diverse categorie e a seconda del colore della mossa in tabellone i giocatori dovranno azzeccare la parola sulla carta. Non è un gioco propriamente legato al disegno, ma quando capita di doversi cimentare nelle abilità artistiche, l’ironia alla tavola cresce! Nella categoria artistica sapientemente intitolata MICIOLANGELO, troverete anche delle prove di scultura, con una pasta modellabile viola chiamata pasta cranium utile a modellare i soggetti delle vostre carte in attesa che i vostri compagni di squadra capiscano il vostro operato! $_57

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Per i più piccini… Ma anche per i genitori visto che non ci sono limiti di età! Anche stavolta si deve riuscire a disegnare in un tempo limitato un soggetto da far indovinare ai nostri compagni di squadra… Ma la difficoltà dove sta? L’artista di turno dovrà indossare degli occhialoni buffi che non solo provocheranno la risata generale, ma che servono a ridurre le sue possibilità visive disegnando un po’ a casaccio…  Figuriamoci che disegni vengono fuori!

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Insomma… Se hai scelto di trascorrere Capodanno in casa tra amici puoi sorprendere tutti portando con te uno di questi divertentissimi giochi… Che tu sappia disegnare o no, non conta. Quello che conta è quella magia dinamica e ironica che il disegno è in grado di instaurare tra tutti i concorrenti!

Buon divertimento!

FELICE NATALE DA 24H DRAWING LAB

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Con questa bellissima illustrazione di Jane Crowther dal titolo Moon Cat, vogliamo augurarvi un Felice Natale e un sorprendente nuovo anno…

Speriamo che le festività vi portino gioia e tante tante occasioni per trascorrere il tempo con chi amate…

Noi torniamo il 12-13-14 gennaio 2018 con il primo corso del nuovo anno, ma non temete! Potete continuare a contattarci ininterrottamente per prenotare le vostre postazioni al corso più sghinderleo del pianeta Terra!!! 🙂

Info:

s.spizzichino@gmail.com | www.24hdrawinglab.com

Disegnare una cosa, significa immaginarla?

 

 

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Foto: it.opitec.com

Parigi, École nationale supérieure des Arts Décoratifs, ottobre 2004

Professore:“Potete disegnarmi una molletta a memoria per favore?”

(Segue silenzio…)

Con questa bislacca richiesta del mio professore di disegno, nel lontano ottobre 2004 ebbi una delle illuminazioni più illuminanti di tutte le illuminazioni che avrei mai pensato di avere. Vediamo perché.

Rispondo con questo post a una delle vostre domande che sicuramente aiuterà molti di voi a chiarificare un po’ un concetto assai vasto nel disegno, e non sempre di facile comprensione. Partiamo dal presupposto che la storia del disegno è piena di immaginazione, certo può sembrare un’inutile tautologia, ma da Walt Disney a Andrew Loomis, agli illustratori in generale per arrivare ai disegni sui sogni di Fellini, gli artisti si sono da sempre serviti della propria immaginazione, propulsore fondamentale della creatività. Pensiamo anche ai Surrealisti, a Salvador Dalì, Max Ernst o Magritte: sicuramente l’immaginazione gioca un ruolo fondamentale per ogni artista, perché diventa la scintilla che accende l’idea. E non parliamo di chi si serviva di qualche aiutino psicotropo, con l’obiettivo di andare a briglia sciolta.

Immaginazione e disegno vanno di pari passo, quindi, tuttavia non è sempre così soprattutto per quel che riguarda il disegno dal vero, dove “immaginare” può segnare la differenza tra un disegno ben eseguito e uno sul quale dover intervenire.

Che cosa significa “immaginazione?”

Secondo la definizione che ci fornisce la Treccani, l’immaginazione è una “particolare forma di pensiero, che non segue regole fisse, né legami logici […] La facoltà di formare le immagini, di elaborarle, svilupparle e anche deformarle.”

Questa facoltà di formare le immagini può farsi controversa nel momento in cui, davanti a un disegno dal vero che voglio riprodurre in maniera realistica, non faccio esclusivamente riferimento alle informazioni che ho davanti ai miei occhi, ossia tutto ciò che è necessario che io veda, ma inizio a lavorare di fantasia immaginando (inconsapevolmente) proporzioni, forme e linee, senza che queste abbiano un riscontro attendibile con la realtà. Me ne accorgo nel momento in cui è più il tempo che passo a guardare il foglio, che non il soggetto che ho di fronte.

Se da una parte l’immaginazione fervida è prerogativa dei grandi artisti, sono del parere che ogni cosa sia relativa e se al posto di disegnare ciò che vedo io disegno ciò che immagino davanti a un disegno figurativo significa che non sto vedendo le cose come sono realmente. Questo affligge soprattutto i disegnatori in erba, ossia quando hanno più difficoltà a credere a ciò che vedono: si tratta in realtà di stabilire una scrematura tra ciò che vedo e ciò che credo di vedere.

Non è solo nel disegno, che conoscendo troppo bene qualcosa, possiamo inciampare nel rischio di non vederla realmente per com’è e questo significa che dobbiamo necessariamente tenere presente delle coordinate fondamentali non solo quando abbiamo il soggetto davanti, ma anche se non ce l’abbiamo. Il mio insegnante di disegno, in quel lontano e freddissimo ottobre parigino in cui chiese a tutti di disegnare una molletta a memoria, ci stava insegnando a tenere presente non solo la forma da un punto di vista visivo, ma la funzione che ha una molletta. E’ poca cosa, infatti, una molletta ben disegnata, se nel mondo del disegno non possiamo usarla per stendere i panni. Se tengo a mente oltre alla forma anche la funzione di un oggetto, che in anatomia può essere ad esempio la funzione di un muscolo, non avrò difficoltà a disegnarlo, perché non lavorerò di fantasia ma seguirò delle coordinate imprescindibili perché il disegno sia attendibile.

Allora non importa se le mollette vere che ho a casa sono diverse da quella che ho disegnato perché quella, nel mondo del disegno, funzionerà.

Tesori di Roma: l’Istituto Centrale per la Grafica

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Siamo tornati a visitare la mostra “Perentoria Figura” nella splendida cornice del Palazzo di Via della Stamperia 6 progettato da Giuseppe Valadier, e lo abbiamo fatto con Gabriella Bocconi, che ci ha mostrato lo spazio dedicato alle stampe, con il grande privilegio di poter assistere alla realizzazione di una calcografia. Questo palazzo (ad eccezione del laboratorio che è stato accorpato successivamente) ha la particolarità di aver mantenuto la sua funzione originaria.

Il palazzo nasce cento anni dopo la nascita della calcografia. Valadier quindi, riesce finalmente a dare un luogo definitivo all’istituzione della calcografia. Prima, questo compito era affidato al Palazzo della Propaganda della Fede. Con le incisioni si diffondevano infatti anche – e soprattutto – i concetti religiosi, sintomo di quanto il ruolo comunicativo delle incisioni del passato fosse cruciale. All’inizio era pensato come una stamperia sulla strada, abbellito da delle vetrine (le attuali sale espositive) che mostravano le stampe in vendita. La sala per stampare invece è oggi nei locali che erano le rimesse delle carrozze e dei cavalli della stamperia papale, non facenti parte del progetto originale di Valadier. Tra le attività prioritarie dell’Istituto, oltre alla didattica e alla divulgazione culturale, figura senza dubbio la grande opera di conservazione del patrimonio di matrici custodito: tra queste, spiccano mille rami originali di Piranesi. Da qui infatti, escono le stampe ufficiali delle matrici del grande incisore di Mogliano Veneto.

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Pietro Labruzzi, Ritratto postumo di Giovanni Battista Piranesi (1779)

 

Le incisioni da sempre sono state un grande strumento di studio, pensiamo alle incisioni utilizzate nella formazione botanica. Dal Cinquecento, la diffusione delle stampe avveniva tramite piccoli centri privati. Una di queste era la Stamperia De Rossi, che dal Seicento ebbe il monopolio di una serie di immagini legate al papato, come i ritratti dei pontefici, oltre a delle immagini che raffiguravano i luoghi di Roma per far conoscere le sue bellezze al mondo. Nel 1738, la stamperia De Rossi chiude. Al tempo lavoravano con un patrimonio di 9.000 rami (ovvero le matrici), e si trattava di un patrimonio enorme, legato moltissimo alla città di Roma poiché c’era una grande richiesta. La Stamperia De Rossi mette sul mercato questi rami, e la domanda di acquisto fu inizialmente da parte degli inglesi. Ma la richiesta era molta, pensiamo al Grand Tour, e a tutta la gente che visitava Roma per motivi storico artistici. Lo stesso Goethe maturò il desiderio di raggiungere Roma incuriosito dalle incisioni collezionate dal padre che raffiguravano le zone più belle di Roma. Quindi Clemente XII che fa? Intuendo le proporzioni di questo patrimonio e della possibilità di riprodurre infinite immagini, come Stato Pontificio esercita il diritto di prelazione su questi rami e crea la calcografia camerale, che diventerà poi – a seguito dei cambianti storici d’Italia – regia e nazionale. Nasce poi l’Istituto Centrale della Grafica, che si occupa ad ampio raggio dello studio del patrimonio culturale grafico nelle diverse declinazioni: dal disegno, alle incisioni alla fotografia, alle stampe. Il corpo di rami acquisito subì però una drastica censura: dei 9.000 rami della Stamperia De Rossi, 3.000 sono stati rifusi perché veicolavano un contenuto che non era opportuno per una stamperia pontificia, come ad esempio i soggetti erotici.

Tra le cose più curiose che abbiamo visitato durante questa bella giornata c’è sicuramente la stampa di un gioco da tavola dal nome “Pelachiù”… Una sorta di gioco dell’oca, ma che di fatto era un gioco d’azzardo. Autore è Ambrogio Brambilla, il quale fece anche dei ritratti degli autori di teatro.

ASPETTI TECNICI: XILOGRAFIA E CALCOGRAFIA

A questo punto incontriamo il calcografo, Matteo, che ci introduce alla parte tecnica della visita. Capiamo subito la differenza sostanziale tra xilografia e calcografia (nella mostra erano esposte entrambe). Materiali necessari: foglio di carta e matrice da poter riprodurre un numero x di copie. Le matrici sono di due materiali: legno, e metallo. Che differiscono non solo per tipo di lavorazione, ma anche per il risultato finale. L’immagine viene inchiostrata per essere poi trasferita sul foglio di carta. La tecnica di incisione che nasce per prima è la xilografia, ricavata nel legno, materiale semplice da lavorare e facile da reperire. Basta tagliarlo, levigarlo. Si incide anche molto facilmente. Nasce in Oriente, proprio come la carta. Questo permette una diffusione delle immagini molto più ampio.

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Matrice in legno per xilografia.

 

La carta è pratica per scrivere e più economica della pergamena. Le immagini sono la prima cosa che viene riprodotta, i testi solamente nel quattrocento, ovvero dopo l’introduzione della stampa a caratteri mobili. La xilografia viene lentamente ma inesorabilmente soppiantata dall’incisione su metallo, ovvero la calcografia. Che essendo su metallo ha dei vantaggi notevoli, uno fra tutti è la gamma espressiva tonale e capacità di dettaglio che nella xilografia non è attuabile. Per gli artisti diventa quindi un mezzo di espressione privilegiato per divulgare le proprie opere. All’inizio della calcografia si ragionava ancora in termini xilografici, ricavando i bianchi dai solchi, ma era faticoso trasferire questa modalità su metallo. Poi si è finalmente intuito che utilizzando un metodo perfezionato si poteva ottenere la stampa da un disegno inciso.

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Matrice in metallo per calcografia.

 

La pressione esercitata nella calcografia deve essere molto più forte, poiché il materiale non è duttile come il legno. La derivazione della lavorazione nell’incisione è dalla gioielleria. Non entriamo troppo nello specifico per quel che riguarda gli aspetti tecnici, perché vi consigliamo vivamente di andare a vedere Matteo all’opera, mentre esegue una calcografia di grandissima qualità tecnica! Si tratta infatti di un’operazione di grande precisione e di alto artigianato allo stesso tempo, per la quale vengono utilizzati macchinari che risalgono alla metà dell’Ottocento. Se ve lo siete perso sabato scorso, potete rimediare 🙂

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PROSSIMI EVENTI:

Domenica 03/09/2017 orario 15/19 

ingresso alla stamperia storica dell’Istituto

ore 16.00 visita guidata e prova di stampa in Stamperia (potranno partecipare alla visita non più di 20 persone: si consiglia di presentarsi 15 minuti prima dell’evento, esibendo un documento di identità)

ore 17.30 visita guidata e prova di stampa in Stamperia (potranno partecipare alla visita non più di 20 persone: si consiglia di presentarsi 15 minuti prima dell’evento, esibendo un documento di identità)

Giovedi 07/09/2017 orario 15/22 

Palazzo Poli Sala Dante “Festa di compleanno di Giuseppe Gioacchino Belli

ingresso alla stamperia storica dell’Istituto

ore 16.00 visita guidata e prova di stampa in Stamperia (potranno partecipare alla visita non più di 20 persone: si consiglia di presentarsi 15 minuti prima dell’evento, esibendo un documento di identità)

ore 17.30 visita guidata e prova di stampa in Stamperia (potranno partecipare alla visita non più di 20 persone: si consiglia di presentarsi 15 minuti prima dell’evento, esibendo un documento di identità)

ore 20.00 visita guidata e prova di stampa in Stamperia (potranno partecipare alla visita non più di 20 persone: si consiglia di presentarsi 15 minuti prima dell’evento, esibendo un documento di identità)

INFO:

http://www.grafica.beniculturali.it/in-evidenza/aperture-estive-straordinarie-8499.html

 

Le forme, le masse, il colore.

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John Ruskin, Velvet crab, 1871

Articolo tratto da John Ruskin, Gli Elementi del Disegno. Ed. Adelphi, pagine 74-75

“Per risparmiarti non poche delusioni, tieni sempre a mente quello che ho ripetuto tante volte, vale a dire che se qualcosa riesce male, quasi di sicuro è per mancanza di finezza, non di forza, e richiede di essere amalgamato, non alterato. Se non sei soddisfatto dell’aspetto del tuo disegno, non spazientirti: non devi aggredirlo, né modificare l’impianto generale, né cancellare furiosamente la parte che ti sembra sbagliata; guarda piuttosto se non puoi migliorare la gradazione di qualche ombra; se non vi sono piccoli spazi da colmare o forme da delineare più finemente: e non precipitarti sugli errori e le incompiutezze così riconosciuti, ma togli o aggiungi con calma, e ben presto vedrai che il tuo disegno prende un altro aspetto. Un espediente di grande utilità nel produrre certi effetti è bagnare il foglio e stendervi il colore quando è ancora più o meno umido, a seconda dell’effetto desiderato. In questo modo il colore si sfuma da solo mentre asciuga con un effetto graziosissimo; una volta asciutto, lo potrai scurire a piacere facendo un poco di delicato puntinismo. Inoltre, il colore è ancora umido sul foglio, se lo ritocchi con il pennello completamente asciutto potrai creare delle luci molto morbide e precise. Fa’ un gran numero di esperimenti di questo tipo, osservando come si comporta il colore, ma ricorda sempre che il risultato finale si deve e si può ottenere soltanto grazie alla punta, proprio come nel disegno a penna.

70. Noterai pure, nell’affrontare soggetti via via più complicati, che le risorse della natura in fatto di chiaroscuro sono talmente più ricche delle tue che in nessun modo potrai cogliere tutte le sfumature delle ombre, qualsiasi gruppo consideri. Stando così le cose, stabilisci in primo luogo di mantenere distinte le semplici masse degli oggetti: se ad esempio il gruppo è composto da un libro verde, un foglio di carta bianca e un calamaio nero, sforzati di mantenere alla carta il suo carattere di massa chiara, al libro verde quello di colore intermedio e al calamaio nero quello di massa scura. La grande differenza fra i maestri del chiaroscuro e gli artisti approssimativi è la capacità dei primi di disegnare con tanta finezza da esprimere la forma in un oggetto di colore scuro con poche luci, e in un oggetto di colore chiaro con poche ombre; è preferibile addirittura lasciare qua e là dei difetti nelle forme anziché perdere i rapporti generali delle grandi masse. E, bada bene, non perché queste siano elementi importanti e desiderabili nella tua composizione (giacché per il momento non ti occupi affatto di composizione), ma perché le cose si presentano all’occhio umano in modo tale che noi vediamo il libro, la carta e il calamaio come tre oggetti separati prima di percepire grinze, fessure e angoli di ciascuno dei tre.”

Il pudore di osservare

(A sinistra un nudo di Egon Schiele, a destra uno di Rodin)

Ma si, parliamone. Se non ci sentiamo proprio Schiele o Rodin nell’animo, può essere difficile trovarci davanti a qualcuno per disegnarlo. A dire il vero, oggi viviamo in un’epoca in cui siamo tutti connessi ma non in relazione e c’è da dire che mettersi di fronte a qualcuno per fargli un ritratto è a tutti gli effetti un gesto rivoluzionario.

Alla base dell’intricata questione, esiste la nostra specifica natura di disegnatori. Torniamo ai nostri due grandi protagonisti: Rodin e Schiele e per un attimo spogliamoli della nomea di maestri dell’arte. Cosa li spingesse a disegnare modelle nude, spesso in pose oltraggiose non è forse il punto della situazione, ma la loro dimestichezza nel farlo sicuramente si. Perché la loro natura di artisti li portava a compiere naturalmente qualcosa, che per molti può creare non poco imbarazzo.

Indipendentemente da quale sia la vostra natura, se in voi c’è il desiderio di confrontarvi (che sia nel ritratto o nel disegno dal vero della figura umana) con le persone, ci può stare che nasca qualche imbarazzo a fare da interferenza, soprattutto all’inizio. Ritrarre qualcuno, infatti, significa sottoporvi entrambe a una relazione non verbale più o meno prolungata. Significa osservarvi a lungo e magari immaginare i pensieri l’uno dell’altro: si tratta, in buona sostanza di entrare in una sorta di intimità momentanea che per molti è difficile da sostenere.

Ma noi siamo qui per darvi qualche consiglio in merito, se proprio vi sentite tanto timidi quanto ostinati a seguire questa direzione.

  • Fate in modo che i vostri primi modelli siano persone con cui avete una relazione di intimità emotiva: che sia un partner o un’amica, abbiamo bisogno di qualcuno che ci consenta di abbassare eventuali lkivelli di giudizio interiore e che ci faccia sentire sicuri di poter sbagliare (“Aahhh, voglio che mi fai un bel ritratto iperrealista di me insieme al mio gatto mentre saliamo unas cala elicoidale su un cavallo alato che poi metterò in una cornice d’oro e mostrerò al mondo!”. Ecco, dite di no. Non è un buon inizio per rompere il ghiaccio e la carica di aspettative frustra la creatività).
  • Iniziate senza avere un’idea precisa di cosa farete. Spiegate al vostro modello che state sperimentando questa cosa per la prima volta e che non sapete come andrà ma volete provare.
  • Sentitevi liberi di mostrare o no gli esiti del vostro lavoro: il 100% delle persone vi chiederà di vederli, ma soltanto chi vi conosce non ve lo chiederà per forza.
  • Trasformate il pudore in relazione: osservatevi, interagite. Non trattate il vostro modello come un oggetto a disposizione. Questo consentirà a tutti e due di abbassare i livelli di ansia e sviluppare reciprocità.
  • Non vi fermate. Più ritraete, più lo farete con sicurezza. Si tratta di scardinare l’idea che sia difficile e l’unico modo di farlo, è farlo.

Buona visione 😉

I momenti “NO” del disegnatore. Riconoscerli e affrontarli (senza stress)

Erano mesi di grande entusiasmo, ad esempio quando abbiamo regalato quel disegno a nostra cugina abbiamo visto in lei la gioia negli occhi, oppure quando abbiamo deciso di comprare un nuovo set da disegno e l’abbiamo visto consumarsi nel giro di poco. Tutto faceva pensare che mai avremmo potuto entrare in crisi, o che potesse nascere in noi una sorta di rifiuto del disegno eppure eccolo lì, affacciarsi alla porta per guardarci con fare minaccioso e noi lì, a chiederci come sia stato possibile.

E’ il momento in cui ci mettiamo più in discussione, dove non riusciamo a trovare stimoli sufficienti per ritagliarci il tempo necessario oppure a rinunciare a qualcosa pur di dedicarci il tempo di disegnare. Quello che osserviamo, non ci affascina più al punto tale da studiarlo approfonditamente attraverso il disegno e niente sembra essere un soggetto interessante. Quei disegni in coda, che ci hanno chiesto due o tre amici, il regalo di compleanno per la nonna, è tutto in pausa. E’ un momento particolare dove ci facciamo delle domande e quasi arriviamo a pensare che questa voglia di disegnare, non ci tornerà più.

Non è così, siete solo in blocco.

Lucio Battisti cantava “quando cade la tristezza in fondo al cuore, come la neve, non fa rumore.”. Magari un blocco avvisasse quando arriva! Almeno correremmo ai ripari, ad esempio mettendo via il cavalletto sul nostro tavolo, o i fogli da disegno, bianchi un giorno dopo l’altro, quasi a giudicarci perché stanno lì a raccogliere soltanto polvere. Almeno sarebbe tutto più sopportabile, invece dobbiamo confrontarci con questo nostro stato d’animo che ci allontana dal disegno, ossia da qualcosa che ci è sempre piaciuto fare.

Voglio tranquillizzarvi, perché il blocco è una condizione assolutamente fisiologica e come sicuramente saprete, non riguarda solo i disegnatori, ma gli scrittori o chiunque abbia a che fare con un’attività creativa. La nostra mente, infatti, non è sempre predisposta alla creatività: ci sono alcune situazioni della vita che ci chiedono di essere performanti o di stare coi piedi per terra e in quel momento la nostra mente è occupata a processare informazioni utili ad altri scopi. Ricordo che mi colpì in un documentario visto tempo fa una dichiarazione che lasciò la fotografa Tina Modotti, che confessò che la vita la impegnava troppo perché in quel momento potesse restare tempo da dedicare all’arte.

Quando uso il termine “fisiologico”, intendo dire che l’unica via per uscirne è passarci attraverso, come diceva Robert Frost, e che non c’è niente che non va. Come la febbre, bisogna solo aspettare che faccia il suo corso, e magari prendere qualcosa per stare meglio nel frattempo.

Come possiamo aiutarci?

C’è un tempo per seminare e un tempo per raccogliere, così come c’è un tempo per il sapere e un tempo per disegnare. Se non vi va di disegnare non prendetela come una forma di alto tradimento, ma stimolate la vostra fantasia comprando qualche libro (non esclusivamente legato al disegno) che possa mettervi di fronte a scenari nuovi. Fate un viaggio, andate al cinema, o magari con qualche amico guardatevi un film sui geni dell’arte: cambiate qualcosa della vostra routine ma non pensate esclusivamente al disegno. Come diceva Pessoa, “ogni cosa a suo tempo, ha il suo tempo”. Chiedetevi se magari gli ultimi tentativi creativi non sono stati particolarmente frustranti da farvi temporaneamente disamorare (e se non siete forse troppo severi con voi stessi). Chiedetevi se forse è il momento di provare tecniche nuove (o di incontrare persone nuove!). E non dimenticate che se siete tra i fortunati che hanno già frequentato il Drawing Lab, potete tornare a trovarci gratuitamente per disegnare in compagnia e magari trovare da noi gli stimoli che non riuscite a trovare fuori. Sapete dove trovarci.

Ci sono molte cose che possono farvi tornare la voglia di disegnare, vi ho sfoggiato tutta una serie di consigli per farvici passare un po’ attraverso, ma la cosa importante che voglio dirvi, è che nessuno vi corre dietro e non necessariamente dobbiamo auto infliggerci la tortura della prestazione. Dunque come spesso dico al corso: la musica è tale anche perché esistono le pause, altrimenti sarebbe solo suono. Sono le pause che garantiscono una buona armonia, non sottovalutate l’importanza e il potere rigenerante del riposo.

Buona pausa disegnatori 😉

 

TIPS&CHIPS | Online la guida per disegnatori scaricabile gratuitamente

“Il chiaroscuro può essere concepito come la dinamica nella musica”

da “Tips&Chips. Consigli gustosi per disegnatori golosi, pag. 18, par. 5 – Coloratura e tratteggio”.

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Questo e altri consigli gustosi sono contenuti nella speciale guida che abbiamo preparato per voi. Pratica, leggera, responsive, gratuita. Consultala facilmente su tutti i device come computer, tablet e smartphone. Portala con te ovunque questa estate, e non perderai un giorno per migliorare la tua tecnica!

Scaricala subito cliccando a questo link: http://www.24hdrawinglab.com/scarica-la-guida-gratuita.html o cliccando sull’immagine 🙂

Buona lettura!