FOTOGRAFIA E DISEGNO

Ricordo una frase pronunciata dalla mia professoressa di figura al liceo artistico: “Nemmeno la più bella delle fotografie potrà avere l’intensità espressiva di un disegno.”

Naturalmente oggi, so che quella frase ha il valore di un parere personale, univoco e estemporaneo. All’epoca però mi costò diversi labirinti mentali, che spesso portavano i miei dubbi a correre verso il solito vicolo cieco della mente: pensiero senza uscita.
Ma come? Io che all’epoca immaginavo di fotografare i piloti della Formula 1, che seguivo con interesse la lezione di un professore appassionato su Henri Cartier-Bresson, che immaginavo il disegno e la fotografia come due attività complementari poiché entrambe visuali e non avverse come le intendeva lei, mi sono ritrovata un po’ in anticipo a chiedermi cosa fossi (o cosa stessi diventando). Una fotografa o una disegnatrice?
Oggi mi va di raccontarvi come queste due abilità sono in realtà funzionali l’una all’altra, complementari e necessarie a chi le applica.
Il disegno come attività compensatoria alla fotografia.
La fotografia è generalmente considerata un’attività cui si attribuisce – filosofeggiando un po’ – la capacità di fermare (o catturare) il tempo. Naturalmente si tratta dell’illusione che questo avvenga poiché il tempo comunque, scorre. Per questa ragione l’abilità del fotografo ancora oggi, viene associata alla sua velocità nel “premere il grilletto” e accaparrarsi quell’attimo fuggente come una preda, che – in quanto tale – fuggirà. E questa qualità naturalmente in vari campi della fotografia è di primaria importanza: chi lo dice altrimenti agli sposi che lo scambio degli anelli il fotografo l’ha lisciato di poco perché intento a fotografare le lacrime di zia Pina? In più, oggi tecnicamente per ottenere un’immagine fotografica bastano frazioni di tempo infinitesimali, dunque il fotografo è generalmente uno abituato a valutare le circostanze rapidamente e ad allineare quella intuizione alla creazione pressoché immediata dell’immagine.
Il disegno, ha solitamente caratteristiche legate alla meditazione, alla lentezza, al godersi il mezzo più che la meta. L’atto di scivolare sul foglio con la matita ha un potere irresistibilmente distensivo. Concentrarsi – anche qualche minuto al giorno – su un disegno, ci aiuta ad entrare in una dimensione di ovattato isolamento garantendoci uno stato di benessere generalizzato che può durare ore, o giorni. Il disegno non cattura il tempo,  cammina con questo. Da un punto di vista tecnico, ottenere un’immagine con questi presupposti richiede certamente più tempo di una fotografia.
Un po’ come gli sportivi che ricorrono ai massaggi dopo una gara, il fotografo può scegliere il disegno per mitigare un’eccessiva frenesia iconica.
Inoltre, in fotografia – come in tutte le professioni –  è richiesta un po’ di sana progettualità. Appuntarsi qualche schizzo su un notes per agevolare la composizione su un set non è mai una cattiva idea.
La fotografia come attività complementare al disegno.
“Questo proprio non riesco a disegnarlo!”… Quante volte ve lo siete detto, mentre intenti nel vostro disegno di fantasia non riuscite a disegnare quell’azione o quell’oggetto come lo vorreste veramente?
Se la base di un buon disegno è primariamente l’osservazione, allora non è vero che non riuscite a disegnarlo: il problema è che non riuscite a visualizzarlo.
E se lo metteste a fuoco?
Grazie alla possibilità di avere sempre una macchina fotografica (o similari) nella borsa,  oggi non facciamo fatica a immortalare azioni, espressioni o oggetti altrimenti difficili da elaborare mentalmente. I pensieri per natura non sono nitidi o immobili, e il cortocircuito tra la mente e la mano che esegue il disegno è sempre in agguato.
L’unico modo per aggirarlo è utilizzare un’immagine fissa, dal reale, ottenuta con il presupposto di rielaborarla, che richiami fortemente il soggetto che stiamo cercando di rappresentare.
Ovviamente sarà difficile riuscire a fotografare un unicorno che fa il triplo salto carpiato da un trampolino, ma isolare gli elementi tra loro può essere utile:
Il movimento del trampolino: eseguo qualche gesture dai video che trovo su youtube, oppure accompagno mia nipote a nuoto e la fotografo mentre si tuffa. Ottengo studio sul movimento e sul tono muscolare in azione.
L’unicorno: cercare immagini, studiarle. Si può sempre ricorrere a quei giochi per bimbi o da collezione, fiabeschi, e studiarne le particolarità fisiche, alcuni sono molto ben fatti. Posso fotografare dei cavalli che saltano la staccionata o eseguire dei gesture. Ottengo studio sul soggetto e sul movimento.
Con un po’ di pratica si diventerà sempre più abili a stabilire quali esigenze abbiamo per il nostro disegno e come ottenere le immagini dalle quali partire per soddisfare le nostre necessità.
Di nuovo, non mi stancherò ma di ripeterlo: il disegno è 90% osservazione, 10% esecuzione.
Provare per credere.
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