ISABELLA DUCROT | Interno giorno

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Salve disegnatori, oggi 24H Drawing Lab è andato a vedere la mostra di Isabella Ducrot “Interno giorno”, visitabile fino al 19 luglio 2014, alla Galleria Maja Arte Contemporanea, a cura di Daina Maja Titonel. Ve la consigliamo, di seguito il comunicato:

Dopo il successo della personale Bende sacre alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, conclusasi il 18 maggio 2014, in mostra una selezione di trenta opere inedite eseguite – su carta – dall’artista Isabella Ducrot dal 2010 ad oggi.
Scrive Nora Iosia nel testo che accompagna la mostra:
“Questi vasi, teiere e pochi elementi naturali, nel ritmo dell’esercizio, della ripetizione, assumono un carattere sempre più lontano dal significato delle loro presenze: la volontà iniziale di non sfuggire alla loro essenza formale naufraga suo malgrado in una meditazione che riporta il reale all’essenziale di un unico gesto, quasi un ideogramma del presente.[…]
Testimoni silenti del giorno si convertono sulla carta in pura forma, lasciando intravedere il gioco della battaglia verso un significato, apparentemente privo di struttura nell’assenza di prospettiva, di linee dell’orizzonte spaziale, di regole. La struttura è nella dinamica della trasformazione, nel passaggio alla rappresentazione, la struttura è il gioco fine a sé stesso che si rinnova nella scelta delle forme, delle proporzioni e dei colori.
Questi oggetti di Isabella Ducrot non sconfinano completamente dal quotidiano, appartengono ad una scenografia di interni; eletti a protagonisti, trascorrono dal presente ad un rinnovato presente, si compiacciono della loro bellezza, perché sottratti alla memoria, come eterni fanciulli: non c’è struggimento né timore in questa rappresentazione che prende le distanze dall’usura della storia, definitivamente.”

Intervista a Isabella Ducrot su RaiSatLe trame antiche di Isabella Ducrot.

SULL’ARTISTA
Isabella Ducrot nasce a Napoli nel 1931. Vive e lavora a Roma da molti anni.
Nei molteplici viaggi in Oriente sviluppa un particolare interesse per i prodotti tessili di questi paesi a est dell’Europa: la tradizione del tessuto così differente in Cina, in India, in Turchia, in centro Asia diventa oggetto di studio e di ricerca. Si va così formando negli anni una raccolta di tessuti rari, di interesse storico e contemporaneamente da qui parte un percorso di ricerca artistica che prevede l’uso di materiale tessile per realizzare le opere.
Nel 1989 realizza una serie di 12 quadri formata da pannelli in cui incorpora frammenti di un tessuto andino risalente a mille anni prima. In seguito l’artista dedica due anni di lavoro su un motivo costante nella cultura ottomana, il “cintamani”, e compone una folta serie di arazzi con questo motivo decorativo.
Alla Biennale di Venezia del ’93 presenta un grande arazzo che oggi fa parte della collezione del Museo di Gibellina in Sicilia.
Attorno agli anni ’90 subentra l’uso della carta come base per una serie di grandi disegni e monotipi in bianco e nero.
Del 2002 è una serie di arazzi di carta dal titolo “Memorie di una terra”, ricordi di viaggi in Afganistan, andata in esposizione presso l’Archivio di Stato a Milano.
Un esemplare di collage di tessuto, carta e pittura (4x4m) è esposto ed acquistato dalla Galleria d’Arte Moderna di Roma Capitale, mentre un grande pastello su seta fa parte della collezione della Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma.
Nel 2005 realizza due mosaici per la stazione di Piazza Vanvitelli della metropolitana di Napoli.
Del 2008 è “Variazioni”, mostra personale presso la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma e la pubblicazione del suo testo “La matassa primordiale”, Edizione Nottetempo.
Nel 2011 partecipa alla Biennale di Venezia, Padiglione Italia.
Dal 2012 realizza l’opera di prima pagina dell’inserto mensile Donne chiesa mondo de “L’Osservatore Romano” e, prima artista donna, il 13 marzo 2013 disegna il fregio che in prima pagina saluta l’elezione di Papa Francesco.
Del 2014 è “Bende sacre”, mostra personale presso la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma.
Isabella Ducrot ha esposto le sue opere a Roma, Milano, Parigi, Berlino, New York.
Ha realizzato fondali per palcoscenico, per concerti e balletti (Filarmonica di Roma, Balletto del Sud di Lecce).
Hanno scritto sul suo lavoro: Ritanna Armeni, Ginevra Bompiani, Giovanna Bonasegale, Achille Bonito Oliva, Patrizia Cavalli, Marcella Cossu, Federica Di Castro, Laura Cherubini, Erri De Luca, John Eskenazi, Ruggero Guarini, Diane Kelder, Raffaele La Capria, Bruno Mantura, Maria Vittoria Marini Clarelli, Sandra Pinto, Massimiliano Alessandro Polichetti, Silvia Ronchey, Lucetta Scaraffia, Nadia Tazi, Luciano Trina, Tommaso Trini, Stefano Velotti.

INTERNO GIORNO
di Nora Iosia

“Interno giorno” un corpo di lavori dal 2010 ad oggi, più che una serie, una sequenza, è un esercizio che trova origine nel desiderio di copiare, imitare l’oggetto come oggetto presente alla visione affermandone l’opportunità di una trasformazione grazie all’inganno del linguaggio che prevede una precipitazione alchemica dall’idea del singolo (questo vaso) all’universale della forma (il vaso).

Traspare e si rivela lo sguardo sul presente, l’umiltà del pensiero che si traduce in armonia del gesto, si dissolve nel punto di equilibrio tra la materia e il colore, convertendosi al piacere (metafisico) del gioco azzardato verso l’universale. La felicità è nella cattura delle forme, nella libertà che solo l’attimo può concedere, perché il passato è rimpianto e sogno e il futuro non è che un astrazione appena narrabile.

Questi vasi, teiere e pochi elementi naturali, nel ritmo dell’esercizio, della ripetizione, assumono un carattere sempre più lontano dal significato delle loro presenze: la volontà iniziale di non sfuggire alla loro essenza formale naufraga suo malgrado in una meditazione che riporta il reale all’essenziale di un unico gesto, quasi un ideogramma del presente. E lo sguardo si perde nella seduzione del colore, che non prevede ombre in queste apparizioni subitanee e l’oggetto “si costituisce alla fantasia […] come ipotiposi che riempie la coscienza, rende la coscienza a se stessa quasi tangibile e certo visibile […]” (C. Brandi, “Morandi”, 2008)

Testimoni silenti del giorno si convertono sulla carta in pura forma, lasciando intravedere il gioco della battaglia verso un significato, apparentemente privo di struttura nell’assenza di prospettiva, di linee dell’orizzonte spaziale, di regole. La struttura è nella dinamica della trasformazione, nel passaggio alla rappresentazione, la struttura è il gioco fine a sé stesso che si rinnova nella scelta delle forme, delle proporzioni e dei colori.

Questi oggetti di Isabella Ducrot non sconfinano completamente dal quotidiano, appartengono ad una scenografia di interni; eletti a protagonisti, trascorrono dal presente ad un rinnovato presente, si compiacciono della loro bellezza, perché sottratti alla memoria, come eterni fanciulli: non c’è struggimento né timore in questa rappresentazione che prende le distanze dall’usura della storia, definitivamente.

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